La Cugina Americana di Francesca Segal


"Per l’occasione, Adam aveva comprato un abito nuovo.
A lungo indeciso fra un elegante doppiopetto nero gessato e
un più tradizionale due bottoni di lana blu navy, dopo un
attento esame aveva scelto il completo blu. Sembrava più
adatto a un uomo che si era appena fidanzato.
E adesso, in sinagoga con indosso l’abito, stava esaminando le vetrate istoriate che proiettavano una luce screziata, di un rosa chiaro e uno zaffiro ancora più tenue, sui volti imbellettati nella galleria delle donne. Le vetrate erano
tre – un candelabro dorato con fiammelle rosse per la festa
di Chanukkà; un arcobaleno in un cielo cobalto, con bianche colombe piombate che scendevano in picchiata sotto la
volta; e una terza vetrata con palme verde acido a incorniciare le due tavole argentee e smussate del Decalogo, sovrastate da uno sprazzo di sole arancio e limone. Sotto quest’ultima, Rachel Gilbert, seduta tra la madre e la nonna,
guardava assorta il pulpito. A quel punto lo sguardo di
Adam abbandonò le vetrate e si posò su di lei.
Stavano insieme da quando avevano sedici anni – dodici
anni l’estate appena passata. Per dodici anni era stata la sua
ragazza, e adesso, da una settimana, era la sua fidanzata."

Un romanzo d’esordio che ha tutta la grazia, l’ironia e la saggezza delle opere di Edith Wharton, Jane Austen ed Elizabeth von Arnim.

Hampstead Garden, nordovest di Londra, è il quartiere della buona borghesia ebraica, ricca, istruita, liberal, solidale: tutti conoscono tutti, tutti frequentano tutti, tutti sono pronti a soccorrere chiunque si trovi in difficoltà.
Adam e Rachel si conoscono da sempre, si amano dall’adolescenza, e stanno per fidanzarsi. La comunità segue l’evolversi della relazione da quando è nata, aspetta il matrimonio, i figli. Tutto va come dovrebbe andare fino a quando, da New York, città di liberi costumi e strane usanze, arriva Ellie, la cugina di Rachel: bellissima, fragile, dolce, infelice, anticonformista. Ellie è una sopravvissuta, come tanti dei membri anziani della comunità: non ai campi di concentramento, ma alla morte della madre in un attentato terroristico in Israele, e alla conseguente decisione del padre di vagare per il mondo portando la piccola con sé.
Tra Adam ed Ellie è amore al primo sguardo. Entrambi resistono, si evitano, si cercano, irresistibilmente attratti e irrimediabilmente divisi. Fino a quando Adam, avvocato nello studio del padre di Rachel, viene incaricato di risolvere la situazione incresciosa, pericolosa, che Ellie si è lasciata alle spalle a New York. I due sono costretti a incontrarsi, per lavoro, fino a quando una malattia di Ziva, la nonna di Ellie e Rachel, fornisce ai due innamorati impossibili l’occasione di infrangere le regole.
Nel romanzo di Edith Wharton che l’autrice prende esplicitamente a modello, L’età dell’innocenza, la comunità dalle regole ferree è la New York di fine Ottocento e la società disinvolta quella dell’Europa aristocratica. Francesca Segal rovescia le tavole e ci regala un delizioso romanzo ricco di suspense e venato di ironia: suspense per l’evoluzione dell’amore proibito, e tenera, indulgente ironia per le usanze e le regole della comunità ristretta, descritta con una profusione di particolari che impedisce di staccare gli occhi dalla pagina.


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