"Sesta stagione" di Pedini

Sulle orme dei Buddenbrook, Carlo Pedini racconta la storia dell'Italia dal 1934 al 1985 e con "La Sesta Stagione" (Cavallo di Ferro, pp. 704) entra tra i dodici candidati del premio Strega 2012.
  E' il 1934. La comunita' di Civita Turrita, paesino dell'entroterra toscano, si prepara a festeggiare solennemente, dopo dieci anni di lavori, l'inaugurazione del Santuario dell'Immacolata Concezione, voluto dal Vescovo per ringraziare la Vergine della fine della Grande Guerra con i suoi numerosi lutti. E' in questo clima di festa si apre La Sesta Stagione, che ne racconta la parabola.
  Civita Turrita e' raccontata attraverso le esistenze di tre giovani seminaristi: il timido e ingenuo Piero Menardi (voce narrante del romanzo), vittima consacrata per espiare la colpa di uno zio ordinato sacerdote e poi divenuto ribelle, il serio e avido Ottavio Pettirossi, destinato a diventare uno dei piu' fervidi sostenitori dell'integralismo cattolico, e l'allegro e scapestrato Oreste Riccoboni, promesso a una brillante carriera di cantore fino a quando un incidente non lo costringe a rinunciare al suo sogno.
  Si tratta di una parabola che si compie in uno spazio di quasi cinquant'anni, dal 1934 al 1985, toccando gli eventi salienti della storia italiana del XX secolo (il fascismo e i crimini di guerra, i Patti Lateranensi, la nascita della societa' e dei partiti di massa, l'opposizione fra chiesa e democristiani da una parte contro socialisti e comunisti dall'altra, il Concilio Vaticano II, l'alluvione di Firenze, il sessantotto, gli anni di piombo). E la narrazione dei fatti locali, ancorati alla vita della piccola comunita', trova una corrispondenza puntuale nelle vicende storiche e nei grandi mutamenti accaduti a livello nazionale in quegli stessi anni.
  Mutamenti a cui non ci si puo' sottrarre: sotto i colpi della Storia e l'incidere del tempo e della modernita', anche il microcosmo apparentemente perfetto della diocesi si sfalda, trascinando con se' i destini dei tre seminaristi, del Santuario e dell'intera collettivita' civitese.
  La narrazione si svolge lungo un tracciato che ricalca nella struttura il celebre romanzo di Thomas Mann I Buddenbrook, e fa corrispondere a ogni personaggio della saga dello scrittore tedesco un riconoscibile alter ego. Un vero e proprio "esperimento di composizione", per cui Pedini, da musicista (e' autore di opere liriche apprezzate a livello internazionale), applica alla letteratura un metodo di scrittura musicale e segue I Buddenbrook come un canone, isolandone le varie unita' distintive e riempiendole di nuovi contenuti. Una scelta motivata non solo dal valore e dal pregio del capolavoro di Mann, ma anche da un'affinita' tematica. Se I Buddenbrook, narrando la storia della decadenza di una famiglia della borghesia tedesca, denunciano piu' in generale il fallimento dell'intera classe borghese europea, La Sesta Stagione, narrando del processo di decadimento della comunita' di Civita Turrita, annuncia la fine della Chiesa cattolica tradizionale e di tutto il suo sistema di valori.(AGI) .

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