"La storia generale dei pirati", del Capitano Charles Johnson

Nel Cinquecento il Portogallo e la Spagna si erano divisi il mondo diventandone i padroni. L'oro del Brasile, l'argento del restante Nuovo Mondo e le spezie d'Oriente arricchirono immensamente queste due nazioni. Il loro potere duro' cosi' a lungo da scatenare l'invidia degli altri paesi e il desiderio di saccheggio dei pirati. "La storia generale dei pirati", del Capitano Charles Johnson, arrivato alla quarta edizione (di Cavallo di ferro, pp.432) e' il primo grande racconto sulle vite degli sparvieri di mare.Ladri, nobili esiliati, politici frustrati, i pirati costituirono l'incarnazione di un certo spirito di liberta'. Le loro vite sono brevi ma movimentate, una continua avventura, piena di peripezie, vissuta in un'epoca in cui il mondo era giovane e il mare, molto spesso, il grande sconosciuto. Tra realta' e finzione si raccontano i fatti dei piu' terribili e pericolosi pirati di cui si abbia memoria. Nomi come Capitan Kidd o Barba Nera irrompono come fantasmi in queste pagine, facendone uno dei piu' emozionanti racconti sull'era dell'oro, della pirateria e dei filibustieri.
  Ma chi era questo capitano Johnson? Sara' Daniel Defoe, il famoso autore di Robinson Crusoe, come e' stato detto per molto tempo? Conoscitore di termini marittimi e della tecnica della navigazione, di episodi che fino a pochi anni prima appartenevano all'archivio segreto della marina britannica, le piu' recenti teorie sull'identita' di Charles Johnson ci fanno credere che si trattasse non di uno scrittore, bensi' di un autentico pirata. (AGI) .

Questo è il primo libro che affronta e descrive il mondo della pirateria e dei filibustieri. Viene innanzitutto illustrata la differenza tra corsari, bucanieri e filibustieri, ed il significato della Jolly Roger, la bandiera nera dei pirati, con le sue varianti e le sue simbologie. È descritta ampiamente la vita dei pirati, partendo dall'annessione alle ciurma pirata arrivando alle modalità delle loto morti, che avvenivano solitamente attraverso la violenza. Diventavano pirati spesso forzatamente, dopo la cattura della nave i marinai venivano obbligati ad unirsi a loro e molti di essi aderivano con entusiasmo lasciando una vita altrettanto pericolosa e dura e anche meno redditizia. Viene inoltre illustrato come la pirateria viveva secondo leggi proprie: le decisioni importanti si effettuavano da parte di tutto l'equipaggio per alzata di mano, il capitano stesso veniva eletto dalla ciurma e la sua condotta seguita e giudicata dal quartiermastro, un uomo della ciurma, il quale con essa poteva rimuoverlo dall'incarico. Il capitano inoltre dava ordini solo in battaglia e riceveva la solita quantità di bottino uguale ad i suoi uomini con cui divideva anche il posto dove dormire. Questi pirati solitamente erano canaglie di ogni tipo, delinquenti, evasi, perseguitati, disertori e contrabbandieri, ma erano anche ex-capitani di navi mercantili, esperti o meno aiutanti in comando, ex-corsari e nobili che si convertivano alla pirateria per pura sete d'avventura. Uniti nel loro sogno di libertà e d'avventura e nel comune ideale di vita che prevedeva una ricchezza facile e veloce per poi poterla sperperare allo stesso modo e si ritenevano, più che semplici delinquenti, degli oppressi che si ribellavano alla corruzione dei governatori del Nuovo Mondo, con i quali però compievano grandi affari ottenendo l'omertà. Per poter attuare queste idee, depredando, affondavano o catturando ogni nave mercantile che avvistavano. Il loro sogno era di finire la carriera nel Madagascar o in qualche isola vicino a godersi le loro ricchezze, anche se i più di loro “hanno la carriera troncata di netto, da un salto improvviso nell’altro mondo” come sottolinea l'autore.
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_generale_dei_pirati

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