L’amore imperfetto di Irene Di Caccamo

"Non ce la faccio ad avere un bambino adesso". E' racchiuso in questo urlo silenzioso e disperato la storia di Gioia, una donna borghese costretta a confrontarsi con l'esperienza della maternità nel momento in cui il suo uomo, Edoardo, è morto sull'asfalto dopo averla abbandonata. Disarmata dagli eventi della vita e disorientata da una esperienza nuova che impone cambiamenti fisici e psicologici, Gioia riesce a trovare la forza di amare un figlio non cercato attraverso l'amicizia con Viorika. Questa donna straniera ha lasciato il proprio Paese ed è arrivata in Italia in cerca di un futuro migliore per se e per suo figlio. L'amicizia riuscirà a risvegliare i sentimenti sedati della protagonista, ma farà solo da tampone a un sentimento "imperfetto" come lo definisce Irene Di Caccamo. E proprio L'amore imperfetto (Nutrimenti editore, collana Greenwich.2 diretta da Benedetta Centovalli) s'intitola il libro d'esordio della doppiatrice e sceneggiatrice romana. Un romanzo che crea una simbiosi tra il lettore e la protagonista Gioia e che trasmette tra le righe l'angoscia di una donna in crisi e con un figlio in arrivo. Merito di Di Caccamo, donna e madre, e di quel suo stile caratterizzato da una scrittura "scarnificata e quasi appuntita" come l'autrice la definisce.http://spettacoli.tiscali.it/

Un uomo esce di casa per non ritornare più. Un’altra donna lo aspetta. L’uomo muore per un incidente quella stessa mattina e sua moglie scopre di aspettare un figlio. Che cosa succede nella testa di Gioia, stretta tra un doloroso doppio addio e una sorpresa che non sa bene come accogliere? In modo confuso, passo dopo passo, non le resta che riprendersi i piccoli pezzi di una vita andata in frantumi. E risillabarla dall’inizio, anche se i sentimenti sono raggelati e ciò che rimane è solo una lunga e lenta sequenza di gesti e di parole che conducono avanti ma non scaldano il cuore. Ci vorrà la paziente vicinanza di un’altra donna, che si farà carico di ricostruire in silenzio un’affettività cancellata. Perché nemmeno la maternità rappresenterà per Gioia un possibile riscatto, per il figlio proverà solo un amore imperfetto, incapace di tutti i gesti necessari. Non si diventa madre, in fondo, solo perché si mette al mondo un figlio.
Sarà l’amicizia e la solidarietà con quella donna, fatta di piccole cose di sguardi di frasi non dette, sarà il farsi madre di quella donna straniera a riportare in vita il battito vitale, a rendere possibile un nuovo inizio riscrivendo una nuova grammatica delle emozioni.

Un romanzo sincero e forte nella sua onestà di sguardo. Raro nel tenere implacabilmente il filo di una narrazione rastremata sulla soglia di un dolore sordo e senza nome.http://blog.panorama.it/

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