"Vestiti che Fanno Male. A Chi li Indossa, a Chi li Produce" di Rita Dalla Rosa

"Vestiti che Fanno Male. A Chi li Indossa, a Chi li Produce" e prende in esame tutti i pericoli potenziali che si nascondono anche nel nostro guardaroba. Un lavoro più che mai attuale, dato che sono spaventosamente in aumento le dermatiti allergiche da contatto causate dagli indumenti che indossiamo quotidianamente, e che si presta come guida pratica per destreggiarsi abilmente e consapevolmente fra coloranti, ammorbidenti e antimuffa che possono provocare irritazioni ed allergie.

Tutti i tessuti, infatti, non solo quelli sintetici ed artificiali, ma anche quelli di fibra naturale come cotone, lana, seta o lino, vengono sottoposti a innumerevoli trattamenti - fra i quali la sbiancatura, l'impregnazione con prodotti ausiliari per aumentarne la resistenza in fase di tessitura, lucidatura, stabilizzazione e tutti i processi protettivi (antimuffa, antinfeltrimento, antipiega, ecc.) - che prevedono l'utilizzo di sostanze chimiche, anche altamente tossiche, che lasciano residui significativi nella confezione finale. In particolari condizioni come la sudorazione, i residui dei numerosi trattamenti si scaricano sulla nostra pelle che li assorbe e metabolizza, con l'eventualità di provocare l'insorgenza di dermatiti allergiche da contatto. Da considerare, inoltre, il pesante carico inquinante che i micidiali mix di sostanze chimiche tossiche, utilizzate nell'industria dell'abbigliamento, trasmettono all'ambiente e che non può che non riflettersi, ad un secondo livello, sulla nostra salute.

Naturale, quindi, non fa sempre rima con salutare, anzi. Spesso anche dietro capi fatti con fibre naturali si cela una storia produttiva in cui di ecologico resta ben poco. Il cotone, che da solo occupa circa il 2,5% della superficie agricola mondiale, assorbe il 25% del totale degli insetticidi e l'11% di tutti i pesticidi utilizzati in agricoltura!
Mentre l'esasperato ricorso alle fibre sintetiche, anche in attività salutari come quelle sportive, è dannoso alla respirazione cutanea provocando, nei soggetti predisposti, dermatiti anche gravi.

I vuoti legislativi che accompagnano l'intera filiera del tessile, inoltre, non possono garantire al consumatore finale un prodotto sicuro al 100%. Specie qui in Italia, le etichette sull'origine di produzione non sono affidabili, perchè basta aggiungere qualche bottone o piccolo ritocco ad un abito fatto completamente in Cina o India per "marchiarlo" come "made in Italy". Tanto che, in molti capi, compresi quelli destinati ai bambini, si possono ritrovare facilmente tracce di sostanze vietate da tempo, come, ad esempio, coloranti e pitture cancerogene. Per i più piccoli, ad esempio, occorre fare molta attenzione ai ftalati, agenti plastificanti, utilizzati nelle stampe di t-shirt e pigiamini facilmente reperibili, a buon prezzo, nei grandi supermercati.

Ma i problemi esistono anche per chi produce abbigliamento. Caso esemplare è quello dei jeans sabbiati. Le multinazionali dell'abbigliamento, infatti, chiedono sempre più il ricorso alla tecnica della "sabbiatura" (in inglese, "sandblasting") poiché consente il raggiungimento di un look sbiancato-scolorito molto preciso e si può produrre a basso costo il modello "consumato", "vintage" che va tanto di moda. Il dramma è che la sabbia utilizzata per queste lavorazioni contiene un'alta percentuale di silice che può causare facilmente una forma acuta di silicosi, malattia polmonare mortale. La sandblasting dell'abbigliamento, quindi, sta mettendo in grave pericolo la vita di migliaia di lavoratori, dato che è spesso eseguita in piccoli laboratori non a norma dell'economia sommersa nei Paesi produttori di jeans come la Turchia (dove sono morti oltre 50 operai), il Bangladesh, l'Egitto, la Cina, il Brasile e il Messico.

Questa guida prova, comunque, ad offrire anche precauzioni e rimedi presentando, oltre ad un glossario finale, un corposo indirizzario per ottenere ulteriori informazioni e, soprattutto, per acquistare vestiti che sicuramente non fanno male sia all'acquirente che al produttore.http://affaritaliani.libero.it/

Prezzo di copertina € 10,00

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