"Le mani sugli occhi" di Ugo Barbara

Ogni uomo ha un prezzo. Si tratta solo di scoprire quale. E' la scoperta dolorosa che lega protagonisti, vicende e atmosfere di "Le mani sugli occhi" (Piemme editore, pagine 518, euro 18), il nuovo romanzo di Ugo Barbara da oggi in libreria. Che - coerente fino in fondo con la sua vocazione dichiarata di scrittore-giornalista prima che di giornalista-scrittore - da' qui nuova prova di un talento di narratore che affonda le sue radici nella cronaca, e se ne alimenta, salvo trascenderla nella rappresentazione di categorie senza tempo come l'avidita', l'ambizione, la gelosia, il desiderio di rivalsa.

Quasi niente e' come appare in questa storia sospesa tra Beirut, Como, Bracciano, St Moritz e Mosca, tra i corridoi semideserti di una "sonnacchiosa" procura di provincia e gli interni lussuosi di una banca svizzera; tra i locali del lungolago invasi dai turisti last minute e le rarefatte hall di alberghi a cinque stelle. E quello che sembra un gioco, magari crudele, del destino, e' in realta' frutto di calcolo, figlio di necessita', trama di un disegno raffinato e perverso.
Al centro dell'intreccio c'e' Vittorio Tanlongo, come ne "Il Corruttore" (terzo dei cinque romanzi di Barbara), un avvocato romano con alle spalle un passato troppo ingombrante per lasciargli tregua, un "mercante di anime" che ha costruito la sua fortuna professionale indovinando le aspirazioni e le debolezze degli altri per poi quotarle al listino della corruzione. Basta un incidente stradale poco prima del confine con la Svizzera a strapparlo all'illusione di una vita normale, accanto alla moglie Elisa e ai suoi tre bambini: perche' quando dalla valigetta di un vescovo venezuelano schiacciato da un carico di tronchi saltano fuori titoli Usa per 30 miliardi di dollari, i suoi vecchi "datori di lavoro" decidono che Tanlongo e' l'uomo giusto per rimettere a posto le cose prima che precipitino. Inizia cosi' un viaggio vertiginoso, una lunga immersione in apnea nelle acque sporche di un affare politico piu' che finanziario e giudiziario, in precario equilibrio tra la manovra speculativa internazionale, l'attentato terroristico e la megatruffa.

Sono in tanti a muoversi sulla scena, "ingranaggi di un meccanismo" inarrestabile: Federica Assioli, sostituto procuratore costretta ad occuparsi di un caso piu' grande di lei che rischia di travolgerne assieme la vita professionale e quella personale; il colonnello della finanza Gerace, investigatore spinto non dal senso del dovere o dall'amore per la legge ma da una "sorta di istinto del cacciatore"; Sonia Folaga, funzionaria ministeriale esperta di contraffaziooni educata nel culto del lavoro; Teo, collaboratore di Tanlongo, ambiguo angelo custode in perenne sospensione tra cio' che e' giusto e cio' che e' contro la legge. E ancora, un capitano dei carabinieri troppo preso dal suo ruolo, un agente della Federal reserve che si muove come uno 007, due fratelli banchieri in odore di rovina, un tirapiedi russo che vive nel culto della forza e del denaro.
Barbara li disegna, anzi li scolpisce - offrendo al lettore punti di vista sempre diversi - fino al colpo di scena finale, spiazzante come si conviene ad un thriller d'autore. Ma alla fine, incastrata anche l'ultima tessera di un "puzzle da mille pezzi", resta amara la consapevolezza di una societa' malata, dove il colore dei soldi assorbe e confonde tutti gli altri, e il potere e' una dannazione prima che una conquista. Una societa' dove e' troppo facile illudersi di "essere in un modo" e scoprire di "essere qualcos'altro".http://www.agi.it/

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