LA MAPPA DEL DESTINO di Glenn Cooper



Per settecento anni è rimasto nascosto in un muro dell’abbazia.
Poi una scintilla ha scatenato un incendio e il muro è crollato.
Stupito, l’abate Menaud sfoglia quel volume impreziosito da disegni di animali e di piante. È scritto in codice, ma le prime parole sono in latino: Io, Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia.

Per migliaia di anni è rimasto immerso nell’oscurità.
Poi un’intuizione ha squarciato le tenebre.
Incredulo, l’archeologo Luc Simard cammina in quel grandioso complesso di caverne, interamente decorate con splendidi dipinti rupestri. E arriva all’ultima grotta, la più sorprendente, dove sono raffigurate alcune piante: le stesse riprodotte nell’enigmatico manoscritto medievale…

Per un tempo indefinibile è rimasto avvolto nel mistero. È stato custodito da santi e da assassini, è stato una fonte di vita e una ragione di morte.
Poi un imprevisto ha rischiato di svelarlo agli occhi del mondo.
Spietati, gli abitanti di Ruac non hanno dubbi: i forestieri devono essere fermati. Perché la cosa più importante è difendere il loro segreto. A ogni costo.





La mappa del destino




Glenn Cooper





È nascosto in una grotta. È custodito in un manoscritto. È un segreto millenario.
Può un miracolo diventare una maledizione?



Vi consiglio questo libro



La recensione di IBS
Un prezioso segreto è racchiuso fra le pagine di un antico manoscritto, miniato da un monaco nel tredicesimo secolo e rimasto sepolto da allora dentro le mura di un’abbazia medievale. Il libriccino dalla rilegatura curata e ornato con borchie argentate è illustrato con tanti disegni di piante, ed è vergato in un codice che ne rende misterioso il contenuto.
Il libro torna alla luce ai giorni nostri, proprio all’inizio del romanzo, in seguito ad un incendio che distrugge alcuni muri dell’abbazia.
Ma la storia al centro de "La mappa del destino" prende le mosse ancor prima del medioevo. Molto prima. Non lontano dall’abbazia, infatti, una caverna che è rimasta nascosta agli occhi del mondo è istoriata da splendidi graffiti.
Le pitture rupestri che ornano le dieci camere di cui si compone il complesso di grotte sono un tesoro di arte paleolitica, e raffigurano mandrie di bisonti in corsa, figure virili dal becco di uccello, le impronte di una mano disposte come una volta stellata... Nella decima camera (che dà il titolo originale al romanzo), ultima propaggine di un sito archeologico destinato a oscurare perfino quello di Lascaux per importanza e splendore, un artista preistorico ha lasciato una testimonianza del suo passaggio su questa terra: la pittura di un rigoglioso prato pieno d’erbe dai colori brillanti.
In quel giardino segreto, tracciato con pigmenti vegetali nel ventre roccioso della montagna, c’è forse la soluzione a un problema antico quanto l’uomo stesso, e il legame con il libro trovato nell’abbazia sta per emergere in tutto il suo dirompente potenziale.
Glenn Cooper torna all’attacco del romanzo di genere, attentando al primato di Dan Brown con la sua personale interpretazione del thriller a sfondo storico/archeologico. Il romanzo di Cooper viaggia su tre piani temporali e costruisce un ponte fra epoche storicamente distanti fra loro attraverso le alterne vicende del manoscritto e del segreto che custodisce, un mistero in grado di scatenare una lunga serie di eventi drammatici.
L’eroe del romanzo è Luc Simard, archeologo di fama e uomo affascinante. Luc sembra riassumere tutte le caratteristiche dell’eroe da romanzo d’avventura: irresistibile tombeur de femmes, ha un carattere volitivo e gode di un’autorevolezza che oltrepassa i confini del suo ambiente lavorativo.
Saremmo quasi tentati di averlo in antipatia, tanto appare perfetto all’inizio del racconto, ma mentre procediamo nella lettura del libro ne scopriamo anche le debolezze, e il personaggio acquista spessore. Luc non si è ancora ripreso dalle conseguenze di un amore finito, quello con Sara, esperta in paleobotanica che fa parte della sua troupe e con la quale Luc ha avuto una relazione, anni prima, interrotta a causa delle di lui infedeltà. Tra Luc e Sara, è chiaro sin dal principio, saranno scintille; e la diffidenza di lei non farà altro che rinfocolare una fiamma mai davvero spenta.
La storia fra Luc e Sara, però, è un contrappunto discreto alle catastrofi che si scatenano sulla squadra di archeologi sin dal momento in cui questi cominciano a lavorare nella caverna. Misteriosi incidenti, sparizioni, incendi, morti inspiegabili sembrano confermare che attorno al villaggio di Ruac grava una maledizione, proprio come quella che – si dice – colpì i partecipanti agli scavi e al ritrovamento della tomba di Tutankhamon, in Egitto.
Il piccolo paese di Ruac, teatro della vicenda, dispensa ai forestieri che si trovino a passarvi solo occhiate fredde e parole scostanti. È una comunità chiusa, che guarda con sospetto chiunque arrivi da fuori. Il sindaco Bonnet, è un uomo temuto e aggressivo. Con metodi brutali, e forte dell’appoggio dei suoi compaesani, Bonnet si erge a custode della tranquillità di Ruac, tenendo lontani i curiosi e scoraggiando ogni possibile contaminazione con il resto del mondo. Alternando l’ostilità pronta a trasformarsi in ferocia di un ambiente isolato, e i poteri occulti di strutture segretissime che osservano lo svolgersi degli eventi da dietro le quinte, Cooper è bravo a tenere alta la tensione.
La scrittura è precisa nel nominare le cose, e sa introdurci persino alla lingua parlata dagli archeologi senza troppe pedanterie; come d’altra parte riescono evocative le vicende dei monaci del dodicesimo secolo o quelle della comunità di uomini di Neanderthal protagonisti della parte preistorica del racconto. Semmai, un limite potrebbe essere trovato nella caratterizzazione di personaggi tutti un po’ scolpiti con l’accetta, characters che non conoscono sfumature o chiaroscuri e sacrificano la psicologia in favore di una trama ben oliata e ricca di colpi di scena. Ma questa, non c’è dubbio, è anche la forza di un romanzo come “La mappa del destino”. Non cerchiamo esitazioni, in un libro come questo, né dialoghi in punta di fioretto fra sofisticati gentlemen. Vogliamo essere presi e portati nel cuore dell’azione, con qualcosa di spaventoso ed eccitante da scoprire ad ogni giro di pagina.

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