Ritratto di gruppo con assenza di Luis Sepùlveda

La prima cosa che si nota del nuovo libro di Luis Sepùlveda è quell’assenza citata nel titolo: chi manca è chi si è perso, è stato ucciso, è desaparecido in un Cile che, dal golpe di Augusto Pinochet del 1973 ad oggi, ancora conta le vittime di una dittatura feroce. Ritratto di gruppo con assenza (Guanda editore) è una raccolta di racconti che inizia col rientro dello scrittore nel suo Paese dopo la deposizione del generale dittatore e il faticoso ritorno alla democrazia.
La scusa per questo viaggio a ritroso è rappresentata da una fotografia: l’immagine di un gruppo di bambini. Piccoli cileni ignari del futuro che li attende, bimbi con gli occhi innocenti e i sorrisi senza incertezza. Quella fotografia era stata scattata da un’amica di Sepùlveda nell’epoca in cui ancora si sorrideva. L'istantanea rappresenta quindi la memoria di ciò che era il Paese e diventa la scusa per un reportage. Lo scrittore-giornalista torna quindi in Cile per vedere che fine hanno fatto i bambini e le bambine del ritratto, cosa si è salvato di quegli sguardi innocenti.
È così che nel 1991 Sepùlveda vola a Santiago e si mette alla ricerca di quelli che ormai sono diventati degli adolescenti. Ciò che vuole è scattare un’altra fotografia, una nuova immagine che testimoni il passare del tempo in uno dei quartieri più poveri della capitale cilena. La ricerca degli ex bambini non è però fortunata perché uno dei protagonisti di quella prima immagine è stato ucciso da un carabinero mentre rubava per sfamare la sua famiglia. E così la seconda fotografia presenta uno spazio vuoto, un’assenza: quella del giovane Marcos ucciso dal regime.
Questo è solo il primo di una serie di racconti che Sepùlveda sa cucire insieme con mano ferma, implacabile ma spesso tenera. Perché le parole di questo ex guerrigliero, che ha deposto pistole e fucili per combattere con la penna, sono pagine che commuovono all’improvviso quando meno te lo aspetti. Ed è il non detto a stringere il cuore, quel sottointeso che allude al dolore senza svelarlo perché la tortura patita non si può descrivere, gli amici morti ammazzati hanno un nome che non sarà più pronunciato da nessuno e perché i carnefici non hanno pagato in nome di un passaggio indolore alla nuova democrazia cilena dopo gli anni degli omicidi di Stato.
Ma non c’è solo dolore in questo libro che è tanto europeo quanto cileno. C’è spazio anche per l’ironia e per la satira. Uno dei capitoli più gustosi è quello dedicato al nostro presidente del Consiglio. Il nome di Berlusconi non compare mai ma è impossibile non capire a chi siano dedicate le argute pagine del capitolo intitolato “Un vecchio che non mi piace”. L'autore è un grande ammiratore dei vecchi, ne apprezza l’orgoglio e l’allegria con la quale portano i loro capelli bianchi, la saggia lentezza, "i volti come mappe gloriose" di esistenze altrettanto gloriose. Ma c’è un vecchio che a Sepùlveda non piace affatto, “un vecchio patetico che … è l’immagine stessa della senilità, prigioniero di un destino simile a quello di Dorian Gray”.
Il vecchio italiano di cui si parla “ha cominciato falsando la propria statura fisica, perché l’altra, quella morale, è per fortuna intoccabile.” Ma per quanto l’omino “provi davanti allo specchio le pose di Mussolini, la sua rimane quella di vecchio bassetto, quasi privo di collo, …, mezzo calvo ma con la tesa dipinta, gli occhi a mandorla a forza di bisturi”. Seguono i riferimenti alla famosa villa in Sardegna dove “l’inossidabile papi” ha dato ospitalità oltre che a “un’infinità di meretrici a tariffa business che si definiscono escort”, anche a “un uomo di governo profondamente euroscettico che sfoggiava un’erezione a carico dell’erario pubblico italiano”. Insomma “come dice la Bibbia, diamo a Dio quel che è di Dio e a Cesare una residenza geriatrica.”

RITRATTO DI GRUPPO CON ASSENZA
Autore: Luis Sepúlveda
Traduzione di Ilide Carmignani
Pagg. 168
€ 16.00

http://spettacoli.tiscali.it

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