"La Sindone di Gesù Nazareno" di Barbara Frale

I Templari possedevano la Sindone e l'adoravano quale autentico lino che avvolse il corpo di Gesù Cristo morto in croce.
Nelle mani dell'Ordine del Tempio, il lenzuolo sacro rimase per mezzo secolo, dal 1260 al 1314. "La tesi è molto di più di una congettura: è basata su una ricostruzione storica molto solida", avverte all'ADNKRONOS la studiosa Barbara Frale, ufficiale dell'Archivio segreto Vaticano, studiosa delle Crociate e dei Templari e autrice dell'opera "La Sindone di Gesù Nazareno", edita dal Mulino nella collana 'Biblioteca storica', in uscita quasi contemporanea con l'ostensione della Sacra Sindone a Torino (nel duomo dal 10 aprile al 23 maggio 2010).

"I Templari avevano avuto la Sindone nel 1260 dal duca di La Roche, dignitario del Tempio, attraverso una donazione incrociata che permise loro di 'aggirare' il divieto di vendita delle reliquie religiose - spiega la studiosa - e la tennero fino al 1314 quando passò alla famiglia feudataria degli Charny, conti di Champagne". In tutto quel periodo, "riprodussero in vari oggetti il volto di Cristo, senza aureola e senza collo, proprio come è rappresentato nella Sindone": senza aureola perché il Cristo ricoperto dal lenzuolo di lino era morto ma non ancora resuscitato; senza collo perché il suo corpo in rigidità cadaverica presentava la testa reclinata con il mentto abbassato a causa della morte in croce. Nulla a che vedere, dunque, con il culto di 'Bafometto'? "Assolutamente no - risponde Barbara Frale - E' stato uno storico di Oxford a far osservare che quel volto adorato dai Templari, la testa di un uomo con la barba e i capelli lunghi, non aveva alcun connotato diabolico, tenebroso o magico". Inoltre, "un templare descrive una cerimonia religiosa con la presenza di un lungo telo di lino, da venerare baciandone l'immagine impressa dei piedi". Quanto al processo contro i Templari, "fu solo una macchinazione politica e finanziaria, come ben sapevano i contemporanei di allora, Dante Alighieri in testa che ne parla nel Purgatorio".

Questa tesi non convince del tutto il gran priore Walter Grandis, che afferma: "Noi lo avevamo sostenuto una quindicina di anni fa: per noi, i Templari possedevano un velo particolare di venerazione". Ma si trattava proprio del velo che avvolse Gesù? "Per noi - prende le distanze Grandis - è sicuramente un oggetto che appartiene al Medioevo. Questa tesi rientra nell'ambito della fede dove noi non entriamo. Potrebbe invece trattarsi del telo nel quale veniva avvolto un maestro templare colpito in battaglia".

"I Templari non hanno mai visto la Sindone: il rapporto che si vuol far passare tra i Templari e la Sindone non esiste", afferma invece all'ADNKRONOS Gian Maria Zaccone, direttore scientifico del Museo della Sindone, autore insieme a Bruno Barberis, direttore del Centro internazionale di Sindonologia e docente di Fisica Matematica all'Università di Torino, del volume "La Sindone e il suo museo" edito da Utet-De Agostini. Sottolinea Zaccone: "Non credo assolutamente che ci sia un rapporto tra la Sindone e i Templari, sono due cose che secondo me non hanno alcun punto di contatto. Non c’è alcuna documentazione che dimostri che siano stati loro i custodi della Sindone o che siano stati loro a portare la Sindone dall’Oriente all’Occidente. Quindi, potrebbe essere stata in mano ai Templari come ai Francescani o a qualunque altro Ordine, vale per tutti la stessa cosa. La posso considerare come ipotesi, ma è solo una delle tante possibili".
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