Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?

Quando qualcuno afferma di essere vegetariano la tipica domanda che si sente rivolgere è: perché? Jonathan Safran Foer nel suo ultimo libro Se niente importa rovescia la domanda e ci chiede: perché mangiamo gli animali? Dall'argomento potrebbe sembrare un libro retorico, magari supponente. Niente di meno vero: la leggerezza e l'umorismo della sua scrittura di narratore si ripropone anche in queste pagine, che da saggio si trasformano in trascinante racconto.

Se niente importa è un libro sulla carne, ma è soprattutto, a detta dell’autore, un libro sulla famiglia: c’è il ricordo della baby sitter che non mangiava il pollo, c’è il cane George e soprattutto c’è la nonna, miracolosamente scampata all’Olocausto, che Foer considerava la migliore delle cuoche: «credevamo nella sua cucina più fermamente di quanto credessimo in Dio». Quando sua moglie è rimasta incinta del loro primo figlio, lo scrittore ha messo da parte la narrativa per dedicarsi in modo più serio al problema dell’alimentazione, perché la nascita di un bambino necessitava «una storia diversa»: è nato così Eating Animals, un libro che negli Stati Uniti ha portato anche alla nascita di un sito web di discussione e confronto.

Forse, pensa Foer, i mangiatori di carne non sanno esattamente quello che succede a mucche, maiali e polli negli allevamenti industriali, che sono rigorosamente chiusi al pubblico. E lo scrittore prova a spiegarlo, senza risparmiare dettagli raccapriccianti. Tanto per dare un’idea, i polli sono ammassati a migliaia in capannoni senza finestre, e prima di essere macellati vengono legati per i piedi, appesi a un nastro trasportatore e immersi in un bagno elettrico. Anche i maiali sono costretti a vivere in gabbie minuscole, in più devono subire l’amputazione della coda e dei testicoli senza anestesia. Tutti gli animali, poi, sono allevati per fornire la maggiore quantità di carne nel minore tempo possibile, e spesso diventano così pesanti da non sopportare il loro stesso peso.

Il discorso contro gli allevamenti industriali non riguarda solo il benessere degli animali ma anche quello dell’uomo: mangiare un pollo cresciuto in gabbia e imbottito di sostanze chimiche, oltre a essere moralmente discutibile è anche profondamente pericoloso per la nostra salute: secondo alcune indagini, la carne proveniente da allevamenti industriali renderebbe i nostri antibiotici meno efficaci, e sarebbe un fattore decisivo nella generazione della febbre aviaria e suina.

È difficile restare insensibili alle argomentazioni di Foer, ma è altrettanto difficile pensare che le nostre abitudini alimentari siano così sbagliate. In altre parole, è davvero possibile eliminare la carne dal proprio menu senza incorrere in scompensi di qualche tipo?
Intanto bisogna fare una differenza fra diversi regimi vegetariani: la dieta vegetariana vera e propria si riferisce a quelle persone che non mangiano la carne ma si nutrono di prodotti derivati come le uova e il latte, mentre la dieta vegana è una variante più drastica, e riguarda quelle persone che assumono esclusivamente alimenti vegetali, bandendo latticini e uova dalla loro alimentazione.
Vegetariani famosi si dice che siano stati Seneca, Leonardo da Vinci, Einstein e persino Pitagora.
Tra gli scrittori i più noti forse Tolstoj e George Bernard Shaw.
Oggi portano avanti questa scelta con grande convinzione personaggi come Jovanotti, Red Ronnie, Brigitte Bardot, Kim Basinger, Richard Gere, Paul McCartney, Leonard Cohen e Morrissey, il cantante degli Smiths, che ha intitolato il secondo album della band Meat Is Murder. Anche Franco Battiato, vegetariano convinto, ha scritto una canzone contro il consumo di carne intitolata Sarcofagia. Una credenza molto diffusa dice che i vegetariani, non assumendo carne, sarebbero persone tendenzialmente più calme e pacifiche, e in questi casi viene citato come esempio il mahatma Gandhi. Ma i carnivori ribattono con un controesempio schiacciante citando un altro vegetariano famoso: Adolf Hitler…
http://www.wuz.it/
Jonathan Safran Foer - Se niente importa
378 pag., € 12,60 - Guanda 2010 (Biblioteca della Fenice)

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