«La maschera di Antenore» di Alberto Ongaro

Abbandonate per un giorno la famiglia e gli amici. Lasciate bruciare la cena, fate brontola­re pure mariti, mogli e figli e tuffatevi in questo libro. La vita reale sembra di plastica accanto alla trama del nuo­vo romanzo di Alberto Ongaro, La maschera di Antenore (Piemme). Un libro in cui ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si può specchiare e riconoscere, alla faccia del buonismo e dei sentimenti. Perché Ongaro ha scritto un romanzo di grande profondità e finezza psicologica, sulla vendetta. Il contesto: vite sospese fra Venezia, Parigi e la Bretagna. Personaggi, sentimenti, carriere, arte, soldi travolgono il lettore di pagina in pagi­na come uno tsunami che covava da anni nella testa dello scrittore. E poi l’esoterico: riti di druidi, volumi seco­lari e preghiere che uccidono. Lettera­tura pura, alta e intrigante.




Ongaro, chi è Stefano Pietra, il protagonista? «Un giovane pittore veneziano che non è riuscito ancora ad affermare il proprio talento e attende la grande oc­casione della vita. Gliela offre, alme­no così sembra, l’amica Hélène de Surgérès che a Parigi lo presenta a Emmanuel Cordier, noto mercante d’arte che a sua volta presenta all’arti­sta veneziano un misterioso critico d’arte, Francois Ronan, che pare mol­to interessato ai quadri di Stefano».



La trama del romanzo è tentaco­lare. I personaggi così verosimili. Lo spunto? «Tanti anni fa, quando ero inviato speciale dell’Europeo, ho fatto un viaggio in Bretagna. Prima ero stato in Cornovaglia e sono stato in contat­to con i druidi. Con il fotografo Stefa­no Archetti documentammo la nasci­ta magica del sole, un rito che prece­de il Cristianesimo. In quell’occasio­ne mi capitò fra le mani un vecchio libro senza copertina, una sorta di sto­ria segreta sulla Bretagna francese, dove si raccontava di Notre-Dame de l’Haine, Nostra Signora dell’Odio, un santuario dove le persone pregavano per la morte dei nemici. Erano e forse sono tuttora i Maudisseurs, i prati­canti della maledizione. Ecco sono partito da tutto questo».



Non a caso il mondo dell’esoteri­co ha un ruolo centrale nel libro. «Assolutamente sì. Nella mia vita di giornalista, dall’Africa all’Europa al Sud America, ho raccontato più volte di stregonerie, divinazioni, sortilegi. Ancora adesso in Messico si celebra­no riti precolombiani con funghi ma­gici. Da un continente all’altro, in que­ste dimensioni si scontrano sempre due forze: il bene e il male. Io ho utiliz­zato ricordi e conoscenze che mi por­to dentro da anni come metodo lette­rario, mi servivano per comporre il mosaico della trama».



Un odio che lievita e la voglia di vendetta nel mondo dell’arte e del­l’accademia, i fili che muovono uo­mini e cose nel libro. Ma nella real­tà è così? «In verità, a volte peggio anche se poi i misfatti non diventano di domi­nio pubblico. Chi disturba una carrie­ra, deride un collega o ne sminuisce le competenze agli occhi degli addet­ti ai lavori, rischia grosso. Le conse­guenze estreme, in termini letterari s’intende, le racconto in questo mio romanzo, dove Ronan, l’ambizioso e cinico critico d’arte, viene deriso pub­blicamente dal professore universita­rio Roberto da Costa, che demolisce la sua teoria dell’arrivo dei Veneti in Bretagna. Da Costa pagherà con la vi­ta il suo affronto a Ronan, ma anche per lui è in agguato un destino ricon­ducibile ai misteri della Bretagna».



La sua carriera di giornalista pa­re un pozzo dal quale attingere per i romanzi. «Arriva un giorno in cui i fatti, le storie e i personaggi che hai racconta­to per una vita, ti si presentano tutti in fila. Sono di plastica. Paiono salu­tarti. Li vedi a distanza e ti viene vo­glia di raccontarne oneri e onori, di scrutarli dall’interno. A volte la magia della letteratura sta nel trasformare quei volti e quelle vicende di plastica in facce nuove e situazioni diverse che vuoi rivelare e quasi non puoi far­ne a meno».



Premi in Italia e all’estero, i suoi libri vendono molto bene e entusia­smano la critica. Cosa si aspetta adesso Alberto Ongaro? «Niente di più di quello che ho già avuto, sinceramente. Sono un autore di nicchia e non lo dico per falsa mo­destia. È così. A ogni uscita dei miei romanzi, il mondo del cinema appa­re molto interessato. Alla fine però i progetti svaniscono. E’ colpa mia, non del sistema. Non frequento salot­ti e non vado in televisione. Sono ina­deguato, per temperamento. Vedre­mo in futuro comunque, non esclu­do niente a priori. Come nel mio ro­manzo, niente è scontato: i colpevoli sembrano innocenti e viceversa».



Massimiliano Melilli - Corriere del Veneto



Listino€ 16,00
EditorePiemme
Data uscita03/11/2009
Pagine240
LinguaItaliano
Sospesa fra Venezia e Parigi, la vita di Stefano Pietra è quella di un giovane pittore che non è ancora riuscito ad affermare il proprio talento e si barcamena in attesa di una grande occasione. A offrirgliela è l'amica Hélène de Surgérès, che lo presenta a Emmanuel Cordier, noto mercante d'arte. Per Stefano una mostra da Cordier vorrebbe dire la svolta tanto attesa e, forse, un trampolino per riconquistare anche lei, la bella enigmatica Hélène, che lui ha amato dal primo istante in cui l'ha vista, e che l'ha riamato intensamente per poi lasciarlo senza motivo apparente, come rapita da un rivale che in silenzio aveva sempre abitato nel suo cuore. Da Cordier Stefano fa conoscenza con Francois Ronan, un critico d'arte. L'uomo sembra molto interessato a lui e le sue attenzioni, che inizialmente lusingano Stefano, finiscono in breve per allarmarlo, cariche come sono di un presagio funesto che il giovane pittore non sa come interpretare. Ronan, che per l'aspetto gli ricorda un ufficiale nazista, si rivela indecifrabile proprio come il pezzo più prezioso della sua collezione privata: un'antica maschera funebre di origine micenea alla quale tiene sopra a ogni cosa. Quel che è certo è che l'uomo cova un oscuro segreto ed è preda di una misteriosa ossessione. Il suo istinto di prevaricazione sembra trascinare tutto ciò che tocca e non tarderà a travolgere anche Stefano in un gorgo di angoscia e mistero, gelosia e vendetta, al cui centro vi è un arcano rituale dallo sconcertante potere.

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