Dan Brown e i suoi 'errori'

Dan Brown è uno di quegli scrittori che ci tiene proprio tanto a far sapere quanto è puntiglioso nelle ricerche che compie per scrivere i suoi romanzoni pieni di mistero.
Nell’introduzione inglese del Simbolo perduto, il suo nuovo thriller, scrive: «Tutti i rituali, i fatti scientifici, le opere d’arte e i monumenti descritti in questo romanzo sono veri». Breve precisazione che, con qualche parolina in più, aveva anteposto anche al suo precedente romanzo, Il codice da Vinci. E con degli incipit così può anche capitare che qualche decina di milioni di creduloni finisca per prendere per «quasi vere» le cose che Brown racconta.


Nonostante queste belle dichiarazioni i suoi testi sono stati, a più riprese, accusati di contenere errori e sfondoni della più varia natura, sebbene nessuno si fosse mai preso la briga di contarli tutti. Ora però ci si è messo con puntiglio e spirito cultural-goliardico il quotidiano inglese Daily Telegraph.

Il risultato è impressionante, roba da far mettere le mani nei capelli a qualunque insegnate delle medie. Che si tratti di Angeli e Demoni, il Codice Da Vinci, o il Simbolo Perduto, a essere in pericolo sono la geografia, la storia, persino la grammatica. Il Telegraph ha evidenziato, dividendoli per categorie, un totale di più di cinquanta errori (ma forse la definizione più precisa sarebbe orrori). Tanto per fare qualche esempio limitandosi alla sezione storia: per Brown (Angeli e Demoni) Galileo Galilei era membro della società degli Illuminati. Peccato che questa società sia stata fondata in Baviera nel 1776 (essendo morto nel 1642, il grande scienziato si sarà iscritto in forma ectoplasmica). Ma è roba da niente rispetto a quando racconta degli innumerevoli musulmani decapitati durante le crociate dalle guardie svizzere. Le guardie svizzere sono state fondate nel 1506 l’ultima crociata è del 1270 (proprio ad essere buoni e contando la così detta crociata alessandrina si può arrivare al 1365).

Non è, poi, che tutte le «distrazioni» riguardino questioni che necessitano di disporre almeno di un enciclopedia o di un sussidiario. Dan Brown riesce a essere sciatto anche quando deve limitarsi a citare due parole in Italiano. Nella versione inglese di Angeli e Demoni un agente della polizia ordina a un sottoposto di accertarsi che non ci siano microspie in una determinata chiesa. E lo fa così: «spazzare di cappella». Non avete capito? Oppure avete pensato a un’inquietante doppio o triplo senso? Semplicemente Brown si è limitato ad una traduzione letterale dell’inglese «sweep» non sapendo che, in italiano, si usa il verbo bonificare e che, in italiano, la parola cappella è meglio tenerla lontano dal verbo scopare o spazzare. E dopo questa bella prova linguistica il fatto che Brown sia convinto che il Rio della Plata sia in Europa o che creda che nella mitologia egizia Iside sia la moglie di Ammone, in fondo, sembra robetta. Ma Daily Telegraph o non Daily Telegraph si può scommettere che, come sta già succedendo, che un numero sterminato di lettori continueranno a ingozzarsi dei teo-thriller di Brown. Meglio un brutto intrigo di un bel sussidiario.
 
http://www.ilgiornale.it/?SS_ID=-1

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