Un piano per salvare il pianeta - Nicholas Stern

Nato su incarico del governo inglese e reso pubblico alla fine del 2006, l’ormai famoso Rapporto Stern ha fornito la prima ampia indagine sulle conseguenze economiche dei cambiamenti climatici e sull’impatto sociale dei rischi ambientali.
Dal momento della sua diffusione, il Rapporto si è imposto come un insostituibile strumento di analisi e un innovativo punto di riferimento per i governi di ogni parte del mondo. In questo nuovo libro l’autore di quel documento – l’economista inglese Nicholas Stern – ne riprende i risultati e ne trae le più importanti lezioni politiche. Siamo infatti - avverte Stern - in un momento delicatissimo: le decisioni che verranno assunte nei prossimi cinque anni e le azioni che saranno intraprese nei prossimi due-tre decenni saranno vitali per il futuro del pianeta. Il modello tradizionale di crescita si è inceppato, ed è urgente pensare un nuovo modello basato su un basso uso di combustibili tradizionali. Ignorare la questione significa non solo condannare la Terra a un futuro di inquinamento, ma imboccare una strada di non sviluppo e di decadimento economico. È urgente avviare azioni concrete, stabilire un prezzo per l’emissione dei gas serra, definire forti obiettivi di riduzione, bloccare la deforestazione, sostenere l’innovazione e l’impiego di tecnologie a basso tenore di carbonio. Per la prima volta in modo accessibile ma economicamente circostanziato, Stern chiarisce com’è possibile raggiungere questi obiettivi, ridurre drasticamente i rischi ambientali e favorire una nuova fase di crescita e di progresso.

Prezzo € 16,00
EditoreFeltrinelli
Data uscita09/04/2009

Recensione Panorama

Di Michele Lauro

Rimbocchiamoci le maniche. Abbiamo il tempo e tecnologie promettenti da sviluppare, purché la sfida sia affrontata con urgenza, senza mezze misure e tramite un’azione concertata di tutti i paesi del mondo. È confortante il pragmatismo anglosassone di Nicholas Stern, ex vicepresidente della Banca Mondiale ed ex consulente del governo laburista inglese per il quale nel 2006 redasse l’ormai celebre “Rapporto Stern”, un’ampia indagine sugli effetti economici dei cambiamenti climatici. Le sue conclusioni, aggiornate al 2009 e con un linguaggio alla portata di tutti, sono riassunte in Un piano per salvare il pianeta (Feltrinelli), pianeta sul quale “stiamo giocando d’azzardo”, come dicono da tempo gli scienziati.
Con certosina pazienza e oggettiva chiarezza, l’autorevole economista, dopo aver analizzato dello stato delle cose, dedica le sue energie a spiegare come affrontare la sfida: i mezzi e la spesa per la transizione verso una politica energetica sostenibile, gli esempi virtuosi da seguire, le scelte da compiere a livello individuale e collettivo. L’obiettivo è mantenere la concentrazione dei gas serra al di sotto delle 500 ppm (parti per milione), cifra al di sopra della quale il probabile aumento delle temperature avrebbe esiti incontrollabili. Per riuscirci, nel 2050 a livello globale le emissioni dovranno essere circa il 50 per cento di quelle odierne, e verosimilmente i paesi ricchi dovranno contribuire alla riduzione per circa l’80 per cento. Una rivoluzione. Molto abbiamo ancora da capire, studiare e investire per mettere a punto tecnologie a basso impatto ambientale che siano efficaci ed efficienti, ma ne sappiamo abbastanza sul clima per prevedere che il prezzo pagato per la riconversione sarà nulla in confronto a quello che si prospetta nel caso in cui la soglia venga superata.
Gli scienziati ragionano in termini di probabilità, gli economisti di costi e benefici: Stern punta a una terza via che incorpori la questione etica, punto fermo di un altro autorevole economista, il premio Nobel indiano Amartya Sen. Fuori dalle ipocrisie, il “mercato delle emissioni” dovrà necessariamente pesare di più sui paesi ricchi, che sono i maggiori responsabili della situazione attuale, e d’altro canto questo passaggio cruciale è una grande occasione anche per riequilibrare le enormi disuguaglianze sullo scenario mondiale.

Il piano di Stern presenta significative affinità con quello proposto nel suo ultimo libro (Piano B 3.0. Mobilitarsi per salvare la civiltà, Edizioni Ambiente) dall’americano Lester R. Brown, storico fondatore del Worldwatch Institute e oggi presidente dell’Earth Policy Institute.
La questione ambientale, osservo, è uscita definitivamente dall’alveo della “controcultura”, e mai come adesso si registra una sintonia di vedute - e preoccupazioni - da parte della comunità scientifica, del mondo economico, della società civile e perfino dei singoli cittadini pronti a cambiare, almeno in parte, abitudini. Tocca ora alla politica. All’impegni concreti assunti da alcuni paesi - Inghilterra, Germania, Norvegia, Giappone, Nuova Zelanda fra gli altri - si affiancano le promesse di Obama e i primi investimenti della Cina. Ma è indispensabile un salto di qualità, programmatico e organizzativo. Recentemente Stern ha lanciato un appello al governo italiano, presidente di turno del G8, pregandolo di veicolare l’attenzione ai mutamenti climatici presso gli altri paesi e la pubblica opinione. La risposta è desolante, e a sfogliare le pagine dei giornali è ben chiaro che è tutt’altro “clima” quello che si respira. Mancano pochi mesi (dicembre 2009) alla Conferenza di Copenaghen, da cui dovrà scaturire un programma condiviso e operativo a livello globale. Sarà, a detta di Nicholas Stern, “l’incontro internazionale più importante dalla fine della seconda guerra mondiale”.

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