“Il simbolo perduto“ (”The lost symbol”) entro la fine dell'anno in Italia

«Dan Brown ai piedi della massoneria». Fin dal titolo, era chiaro come «Avvenire», il quotidiano dei vescovi, avrebbe trattato il nuovo romanzo bestseller di Dan Brown, «The lost symbol» («Il simbolo perduto»), un thriller sui misteri della massoneria negli Stati Uniti ambientata nella città esoterica per eccellenza, la capitale Washington.
E infatti il pezzo pubblicato oggi sulle pagine culturali di «Avvenire» è una sonora stroncatura. Letto a tempo di record nell'edizione inglese dallo storico delle religioni e dei nuovi culti Massimo Introvigne - «The lost symbol» è uscito in Gran Bretagna, Canada e Usa due giorni fa, martedì 15 settembre - la conclusione cui arriva la recensione del quotidiano della Conferenza episcopale italiana è netta: «Il libro non è certo antimassonico come era anticristiano e contro la Chiesa il discusso "Codice Da Vinci". Nell'ultimo romanzo, Brown appare sin troppo indulgente nella descrizione della loggia segreta e dei suoi misteri».
Stampato con una tiratura complessiva di 7,5 milioni di copie, nel primo giorno nelle librerie «The lost symbol» ha venduto ben un milione di copie. Sia il sito Amazon che Barnes&Nobles, la più grande catena di librerie d'America, hanno detto che si tratta del miglior risultato di sempre, nel primo giorno di vendite, per un romanzo per adulti.
Un mega-successo annunciato, ma che non ha intimorito per nulla il giornale cattolico, il quale ravvisa «una tesi ideologica» al fondo del «Lost symbol»: «Per lo scrittore il fondo gnostico-massonico dell'ethos americano è un fatto positivo», rivela Introvigne, sottolineando come ciò sia però inaccettabile da parte del Vaticano. Si chiede Introvigne nell'articolo di «Avvenire»: «Dopo essersela presa con la Chiesa nel "Codice Da Vinci" stavolta Brown se la prende con la massoneria? Non è proprio così. Certo, Brown è sempre Brown, uno scrittore che nessuno ha mai accusato di fare serie ricerche storiche prima di scrivere i suoi libri. Pertanto in tema di rito scozzese, piramidi, cerimonie massoniche, architetture e urbanistica di Washington che sarebbero una mappa predisposta dalla massoneria, per non parlare delle strabilianti pretese New Age della noetica, lo specialista trova senza difficoltà le consuete sciocchezze».
E tuttavia mentre «Il Codice Da Vinci» era un libro anticattolico e anticristiano, con l'attacco a Cristo, al Vaticano e all'Opus Dei, «The lost symbol» - osserva «Avvenire» - «non è un libro antimassonico». Argomenta il recensore Massimo Introvigne: «Certamente i massoni lamenteranno qualche imprecisione e esagerazione. Ma qui la massoneria - a differenza dell'Opus Dei nel "Codice Da Vinci" o della Chiesa nemica della scienza nel romanzo "Angeli e Demoni" non è "il cattivo". Mentre sparare sulla Chiesa è considerato, negli ambienti che frequenta Dan Brown, politicamente corretto, si ha la sensazione che quando deve trattare della massoneria lo scrittore proceda con cautela e scriva dopo avere infilato la mano in un bel guanto di velluto. Brown, così, scherza coi santi e lascia stare i fanti».
Intanto, nei paesi anglosassoni il nuovo libro del maestro del thriller ha già iniziato bene la sua personalissima «gara» in termini di copie vendute contro l'unico avversario che oggi può tenergli testa: Harry Potter. Il successo dei primi due giorni di «The lost symbol» rischia di svuotare le mensole in poco tempo nonostante la casa editrice abbia stampato ben 7,5 milioni di copie. Un periodo caldo dunque per le librerie statunitensi dove lunedì è sbarcato anche «True Compass», l'attesissima autobiografia di Ted Kennedy e dove nelle prossime settimane usciranno anche le ultime opere di Nick Hornby e del re dell'horror: Stephen King.

Fonte: Il Giornale

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