Come ho perso la guerra di Filippo Bologna

Fonte: IlSole24ore

Il romanzo è incentrato sulla prospettiva personale del protagonista principale, Federico Cremona, il giovane rampollo di una famiglia toscana un tempo ricca e importante del senese.
Il racconto è una vera e propria saga familiare, che prende avvio dalla figura di Sor Terenzio, bisnonno del narratore, uomo di successo e padrone rigoroso. Uno dei due figli gemelli del bisnonno, Federico, muore giovanissimo e l'altro fratello, Vanni, da cui discende il narratore, assume il ruolo di capo famiglia.
La terra in cui è ambientato il romanzo è ricca di acque termali e la realtà circostante viene sconvolta dall'arrivo in città di un misterioso personaggio, il cavaliere Ottone Gattai, un imprenditore avido di denaro che - incentivato dalla "fragilità" del sindaco - si impossessa di tutte le proprietà e attività termali del luogo e attraverso l'istituzione di un consorzio diventa l'unico detentore della vera ricchezza del paese.
Non tutti però vogliono soccombere allo strapotere del cavaliere. Si organizzano e protestano, in vari modi, e a guidare gli oppositori di Gattai c'è proprio Federico. Da qui in poi si ingaggia nella narrazione una domanda ben più sotterranea e importante: quale progresso si innesca con padroni come Ottone Gattai?
Una domanda inevasa. Fatto è che il protagonista perde la sua "guerra", ma anche le proprietà e l'innamorata: "accade che ci tolsero tutto. Tutto fino all'ultimo podere". A consolarlo gli resta la consapevolezza di essersi battuto per una giusta causa. Può bastare?
Le risposte si annidano nella solida trama, supportata dalla varietà dei format linguistici, che oscillano da espressioni barocche, ricercate, al dialetto maremmano; varietà che denota come uno degli obiettivi principali dell'autore sia quello della riflessione. "Come ho perso la guerra", infatti, si presenta come un libro che riproduce una porzione dell'Italia di oggi, quella in cui la cementificazione selvaggia e il bieco sfruttamento economico distruggono territori di uno dei Paesi più belli al mondo.
"Come ho perso la guerra" diventa così l'immagine di un Italia contemporanea che spesso inneggia la modernità e il progresso, ma non di rado ripiega sull'ignoranza e sul prepotente interesse personale, immediato, a scapito della collettività. In questo senso sì, a volte si perde la guerra, dove a vincere spesso sono personaggi arroganti ed eticamente scellerati.

Come ho perso la guerra
di Filippo Bologna
Editore Fandango Libri, pagg. 273, Euro 14,00

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