Lovebook di Simona Sparaco

L'amore ai tempi di Facebook

Solidea ha solo otto anni quando all'uscita di scuola incontra Edoardo, un adolescente sicuro di sé, dall'andatura spavalda e lo sguardo intrigante. Non è che una bambina con le trecce e i pon pon, ma non ha dubbi: Edoardo è il grande amore della sua vita. La differenza di età però, a quei tempi di scuola, si rivela una barriera insormontabile, possibile che il destino abbia intenzione di farli incontrare così presto? Quindici anni più tardi, dopo una lunga e disastrosa relazione sentimentale, nella mente di Solidea si riaffaccia il ricordo di Edoardo, e questa volta basta digitare il suo nome su una tastiera per dare una mano al destino e ritrovarlo su Facebook. Sembra facile ma, si sa, il destino ha i suoi tempi. Ha inizio così una romantica e divertente avventura, una storia raccontata a due voci, ricca di colpi di scena e imprevisti, perché anche ai tempi di Facebook, dove tutto si consuma in modo così rapido e bulimico, un amore può essere intenso e sofferto, come quando era necessario attraversare a vela gli oceani per ritrovarsi.

In un attimo mi rituffo su Facebook, a guardare la foto di Edoardo, e mentre spulcio nel suo profilo per scoprire se è fidanzato e magari il particolare ci è sfuggito, mi viene in mente di andare a cercarlo tra gli utenti che sono attualmente in linea.
Mamma mia. Eccolo qui. Anche lui su Facebook alle undici e un quarto di sera.
Devo farmi coraggio e scrivergli in chat.
Forza, Solidea, ce la puoi fare, ne sono certa. E ti voglio anche sicura e spigliata, non fare la stupida.
«Sei proprio tu? Il grande amore della mia infanzia?».

Pagine 240
Euro 9,90

«Solidea?»
«...»
«Solidea, per cortesia!».
Mia madre mi sta chiamando. C’è un cliente che aspetta e io
mi sono incantata a guardare la strada, il viavai di macchine
oltre la vetrina.
«Solidea, quanto paga la signora Marcella per quelle penne
stilografiche?».
Quella bastarda di Matita, il mio cane, sta attraversando di
corsa l’incrocio per andare incontro al suo vecchio padrone,
il mio ex fidanzato. Lui, impietoso, deve averla chiamata dalla
vetrina scuotendo la scatola dei suoi biscotti preferiti. È
una cosa che fa spesso, lo stronzo. E lei puntualmente ci casca,
meschina.
«Solidea, per cortesia, puoi farle il conto?».
Come se non lo sapessero. Come se non sapessero che la
mia fatica quotidiana consiste proprio nell’immaginare che
non esiste quel negozio di animali dall’altra parte della strada,
che Matteo non è lì dentro a vendere biscotti e cricetini, e che
non siamo stati insieme nove anni per poi lasciarci perché lui
un giorno ha venduto un cucciolo di maremmano a una che
era entrata nel suo negozio per sbaglio, confondendo l’entrata
con quella del parrucchiere al civico successivo. E alla fine
deve essere rimasta lì per via del suo sguardo, quello che dice:
“Non te ne andare, perché rischiamo di perdere l’occasione
della nostra vita”. Conosco bene quello sguardo lì. Altroché
se lo conosco.
Forse l’unica vittima di questa storia è quel rintronato di un
maremmano, che tutto voleva fuorché una padrona svampita
e cotonata che se lo dimenticasse da tutte le parti. Bell’affare.
Il fatto è che Matteo sarebbe capace di vendere un frigorifero
agli eschimesi e convincerti che anche tu, in fondo, hai bisogno
di un frigorifero nuovo, e magari anche di un eschimese.
«Insomma, Solidea, alla signora Marcella ci pensi tu?».
Certo che ci penso io. Siamo in tre in questo negozio, ma
quando c’è un cliente solo ci penso io per forza. Se poi il
cliente in questione è quella noiosa della signora Marcella che
ha sempre qualcosa da ridire su tutto, non ne parliamo neanche.
Quando ho cominciato a lavorare, non immaginavo che un
giorno mi sarei chiesta il perché. Avevo ottenuto il diploma
per il rotto della cuffia e se vedevo ancora un libro aperto mi
veniva da vomitare. Il primo giorno di lavoro ricordo che dissi
a mia madre: «Dei libri riesco a sopportare soltanto la copertina,
e per fortuna in questo negozio non ce ne sono neanche
tanti». Lei aveva sorriso con indulgenza, forse perché sapeva
che un giorno mi sarebbe tornata la voglia di riaprirli.
E infatti così è stato. Ma quando poi è tornata la voglia, se ne
è andato via il tempo per farlo. Mi sembra di non averne mai
abbastanza, ci sono tanti di quei romanzi importanti che ancora
vorrei leggere, e mi piacerebbe anche scrivere, fare qualcosa
di significativo insomma. Ho l’orribile sensazione di essermi
svegliata in ritardo, di aver perso un appuntamento importante.
“Avrei potuto”. Questo verbo mi ronza in testa da quando
con Matteo è finita. Da quando quella svampita di una cotonata
si è comprata il cucciolo di maremmano e con lui tutti i
miei sogni, i miei progetti e quell’amore che non doveva fini-
re mai.

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