La parrucca di Mozart di Jovanotti


La parrucca di Mozart
Lorenzo «Jovanotti» Cherubini
2009

pp. 96
€ 15,50



Affascinato dalla figura di Mozart, l'enfant prodige di Salisburgo che a soli 5 anni già compone, a 6 si esibisce al cospetto dell’imperatrice d’Austria, a 11 ha prodotto oltre cento composizioni e a 35, quando muore, lascia 626 opere, Lorenzo Cherubini si è gettato a capofitto nell’ascolto della sua straordinaria musica, nelle biografie e nei saggi critici e soprattutto nelle centinaia di lettere scritte dallo stesso Mozart, per afferrare il segreto di quella musica.

Da tutto questo cercare è nata La parrucca di Mozart, un libretto d’opera in tutto e per tutto. Ma non solo. Un racconto appassionato, ironico, gioioso, a tratti melanconico, della breve ma intensa esistenza di Mozart, definito da Alessandro Baricco «un sorprendente, delizioso libro da ballare». Un omaggio al grande compositore austriaco di cui Jovanotti ha firmato testi, canzoni e disegni.

Così Jovanotti presenta, in esclusiva, il suo libro:

«Una cosa che mi ha fatto molto piacere è che Daniel Harding abbia scritto la prefazione a questo mio libretto d’opera. Noi musicisti pop ci sentiamo sempre degli imbucati quando si tratta di vera musica, è un complesso di inferiorità che in altri paesi non esiste, ma qui da noi per il fatto che l'opera riveste una parte così sostanziosa della nostra identità nazionale tutta l'altra musica è un po' meno musica e tutto l'altro teatro è un po' meno teatro. Daniel Harding è il più importante direttore d'orchestra mondiale della nuova generazione e il fatto che gli sia piaciuto questo libretto dedicato al più grande mito in assoluto della musica di tutti tempi per me è davvero gratificante. Non ci avrei mai sperato. L’ho scritto per un pugno di bambini che dovevano portarlo in scena e ora che lo vedo qui stampato con i disegni a colori che ho realizzato mi piace, perché ha una freschezza e una gioiosa devozione che non so nemmeno io come siano uscite fuori. Forse è lo spirito del genio di Salisburgo che ha voluto bene alle intenzioni con le quali ho approcciato questo lavoro, che sono quelle di uno che voleva far giocare dei bambini lasciandogli dentro però un'emozione vera. Io non credo più di tanto nelle opere di "divulgazione", credo invece nella forza del desiderio e il desiderio nasce sempre da un certo mistero. Non mi piace questo modo di oggi, per esempio, di fare i musei, dove ti spiegano tutto. Io non voglio sapere niente, voglio solo vedere e poi magari scatta l'innamoramento e mi ci butto dentro, ma solo dopo, senza mediazioni, senza filtri. È l’emozione la chiave della conoscenza, di ogni conoscenza, in fondo una conoscenza che non sia anche emotiva è quasi inutile.

Nel tempo che abbiamo di fronte, che è un tempo digitale, penso sia molto importante cercare un equilibrio attraverso il recupero e la reinterprezione del senso del tempo e dello spazio e in questo le "performing arts" in generale sono lo strumento più adatto e magari il più sano. Per questo credo nella scrittura di opere che possano essere lette e ascoltate in solitaria ma che possano anche essere portate in scena, in ambiti diversi dai circuiti di fama e successo, per scopi puramente celebrativi della vita e della creazione di cose da fare insieme. I bambini hanno bisogno di questo, e pure i genitori, ma senza enfasi, senza pensarsi paladini di chissà che o partigiani contro la cultura dominante. La cultura dominante va benissimo e non è in contraddizione con piccole esperienze di costruzione o decostruzione del "sè". Si tratta solo di creare reti narrative, in modo da raccontare prima di tutto a noi stessi una storia nuova».

La scena prima de La parrucca di Mozart

Ouverture. Sipario.

Sul fondo del palcoscenico, un cancello chiuso. Al di là un fondale
con un paesaggio sfondato, una linea di fuga lontanissima…
Una musica di Mozart suona morbida in sottofondo.

NANNARELLA La conoscete vero questa musica? La conoscete tutti?
È di Mozart… Mozart era mio fratello… Io mi chiamo Nannarella…
Anche io suono da quando sono piccolissima. Io e il Cavalier Coda di Porco, Signor libellula, Principe del regno di Meringa…andavamo in giro per il mondo con il nostro suonare… studiare… viaggiare… suonare… ripartire… studiare viaggiare... suonare ripartire…

Ma lui è molto più bravo di me… perché lui è MOZART, il mangiamondo, il vecchio bambino… la mamma rimaneva spesso a casa, a Salisburgo, una piccola città, mentre noi navigavamo il mondo come se il mondo fosse un fiume e sulle rive migliaia di facce sorridenti e occhi chiusi estasiati ad ascoltare le nostre piccole mani produrre meraviglie…

Ah Mozart… eravamo bravi… e lui era incredibile… con la sua parrucca bianca sempre quella… la tenne per tutta la vita… la sua parrucca bianca… dicono che fosse fatta con i fili delle piume del petto dell’oca che Noè si era portato sull’Arca…

BAMBINO I L’oca maschio o l’oca femmina?

NANNARELLA Boh...

Chissà…
Lui era mozart… trazom si faceva chiamare a volte, con il nome al contrario, perché mio fratello era un bimbo al contrario, nacque che era già grande e crescendo divenne sempre più bambino… mentre io crescevo e diventavo grande, lui cresceva e ringiovaniva, e la sua musica diventava grandissima… talmente grande che… ma ora basta parlare… sento della musica… viene dall’altra parte del cancello… da dentro forse… da fuori… dove sono io? Nannarella, dentro o fuori? E voi da che parte del cancello siete? Dentro o fuori?


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