"Storie di donne straordinarie" di Paolo Villaggio

"Storie di donne straordinarie"
di Paolo Villaggio

€ 12,40

Certe cose la Storia non le racconta. Villaggio invece sì. Tanto per cominciare, la faccenda di Eva, Adamo, la mela eccetera eccetera è andata in maniera un po' diversa da come la sappiamo. Poi, tanto per fare alcuni nomi, Mosè, San Francesco, Dante, tramandati a noialtri come "grandi", erano tutti dei grossi debosciati, spesso mediocri, tendenti al cretino, però assistiti, imbeccati e imboccati dalle donne che avevano accanto. E ci sarebbe una mano e una mente di donna dietro i Dieci Comandamenti, la "Divina Commedia", il "Cantico delle creature", la Nona di Beethoven... Non è detto che sia tutto vero, però fa piacere credere a questa controstoria, a questo riscatto sommesso della metà del cielo rimasta troppo spesso in ombra. Fa piacere anche perché si ride e non poco, trascinati nell'immaginario eccessivo e villaggesco di queste pagine. E fa piacere infine ritrovarsi a scoprire, ad esempio nelle storie di Maria o di Eva Braun, sotto la rudezza, il cinismo, la spietatezza di Villaggio, una vena sorprendente di grandissima dolcezza.


PAOLO VILLAGGIO, lei ha appena pubblicato un nuovo libro da Mondadori...
«Non s’imbarazzi, lo dica pure: lei non sa cosa chiedermi. Pochi mi considerano uno scrittore. Eppure io nasco proprio scrittore. Avevo scritto Fantozzi ma il produttore non trovava nessuno che volesse impersonarlo al cinema. Allora Frizzi - il padre - mi chiese se volevo provarci io. In questo modo sono passato da scrittore alla categoria inferiore dell’attore comico. Gli scrittori, quelli veri, patentati, mi guardano sempre con sospetto. Ogni volta sono costretto a scusarmi. L’anno scorso, quando ho vinto il premio Flaiano a Pescara, molti non solo non mi hanno dato la mano ma era chiaro che li infastidivo.»


Però è colpa anche sua: s’è fatto mettere nella ’Biblioteca umoristica’...
«Gli italiani leggono a stento, perciò l’editore ha fatto questa scelta. Una volta alla Fondazione Cini c’era una platea di scrittori, io mi sono messo modestamente sul fondo. A un certo punto si alza Evtushenko e dice che degli scrittori italiani ce n’è uno che gli ricorda Gogol e Cecov. Tira fuori un bigliettino dalla giacca e legge il nome: era il mio, ma tutto storpiato! Maledetto!»


Il tema del nuovo libro, Storie di donne straordinarie, sono mamme o mogli di personaggi famosi della storia. Come mai?
«E’ una gag. E’ la svalutazione di personaggi straordinari come Gesù, Dante, Proust, Beethoven, dietro ai quali in realtà si nasconderebbe sempre una donna. Mosè per esempio lo descrivo come un tossico, dedito alla manna, cioè al kift, che fuma da mattina a sera. I meriti sono tutti di sua mamma Myriam. E così via».


Si direbbe che come maschio si sente in colpa.
«Neanche un po’. Io odio la categoria dei fichisti, quelli che dicono alle donne io ti apro in due come una mela, ti sbatto contro il muro come un polpo morto. Uomini che non sanno niente dell’erotismo. Il nostro Presidente del Consiglio, per esempio, è un fichista. Appartiene alla cultura maschilista, ma non è colpa sua. Non credo che verrà giudicato male per questa storia con Veronica, nessuno lo considererà fedifrago, tutte le donne italiane lo vorrebbero come marito e tutti i figli italiani come padre. Lui non ha ereditato nessuna fortuna, si è davvero fatto da solo. E’ diventato Papa».


Lei lo conosce da tempo immemore, da quando negli anni Ottanta lavorava per la Fininvest. E’ vero che una volta, per farsi perdonare uno sgarro, lei entrò in ginocchio in un consiglio d’amministrazione, gli baciò la mano e disse: mi perdoni, maestà?
«Questo aneddoto lo racconta lui, ma non è vero. D’altronde persino Berlusconi ha dei difetti, per esempio è sleale. La verità è che, la sera stessa della registrazione della prima puntata di ’Risatissima’ che avrei dovuto presentare io, presi l’aereo, andai a Nizza, da lì a Bonifacio dove ho casa. Accesi la tv e al mio posto vidi che c’era Banfi. Me n’ero andato perché lui mi aveva promesso delle cose che poi non ha mantenuto».


Torniamo alla letteratura. Che cosa rilegge?
«Essenzialmente Kafka:Il Processo, Il castello, La colonia penale, La metamorfosi. E poi Delitto e castigo, Levi-Strauss, Roland Barthes, Pasolini. Considero Pinocchio un capolavoro ma non sono mai riuscito a rileggerlo. Sono i libri che tengo sul comodino, oppure al cesso».


Che cosa non è mai riuscito a leggere?
«La Recherche. Cent’anni di solitudine, L’uomo senza qualità, Don Chisciotte, il Corano. E il Vangelo, che è illeggibile».


di Piero Degli Antoni
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