Salone internazionale del Libro e della Stampa

Di Carmelo Vaccaro e Stefano Fogliada

Luciano Canfora e Roberto Pazzi ospiti alla 23ma edizione del “Salone internazionale del Libro e della Stampa” di Ginevra


Sabato 25 aprile scorso l’appuntamento per gli appassionati della letteratura italiana fra i frequentatori del 23. “Salone internazionale del Libro e della Stampa” di Ginevra era alle 16.00 al “Café Littéraire” del Palexpo, per seguire le conferenze-dibattito di Luciano Canfora e Roberto Pazzi, presentate sotto il titolo complessivo di “Letteratura, storia e politica negli scrittori italiani d’oggi”.

Dopo aver dato un’occhiata ai numerosissimi stand di librerie e case editrici di tutti i tipi, dopo aver visitato lo stravagante villaggio Manga o dopo aver gustato uno squisito kebab (l’ospite d’onore della manifestazione era quest’anno la Turchia), nel pomeriggio di sabato 25 aprile per i numerosi frequentatori del 23. Salone internazionale del libro e della stampa di Ginevra, fra le tante manifestazioni proposte, c’era anche la possibilità di seguire le conferenze di due esponenti di spicco della cultura italiana d’oggi, Roberto Pazzi e Luciano Canfora. A dare il benvenuto al folto pubblico accorso al Café Littéraire, situato a fianco della mostra dedicata ai fratelli Giacometti, è stato Piero Di Pretoro, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura per la Svizzera con sede a Zurigo, che ha organizzato l’evento in collaborazione con l’Unità di italiano dell’Università di Ginevra, con il Consolato Generale d’Italia, la Società Dante Alighieri ginevrina e la Società delle Associazioni Italiane di Ginevra. Nel suo discorso, Di Pretoro ha sottolineato l’importanza della manifestazione, che ha portato un po’ di italianità in un contesto orientato soprattutto verso la cultura francofona. La parola è poi passata ai moderatori dell’incontro, Emilio Manzotti e Federica Rossi dell’Università di Ginevra, che hanno introdotto i due ospiti.

Un sosia per amico

A dare il via alla conferenza è stato l’estroverso Roberto Pazzi, che ha dimostrato di essere dotato di una straordinaria carica comunicativa. Nella sua introduzione, Federica Rossi ha sottolineato l’importanza dell’autore, considerato uno dei più originali ed interessanti scrittori della letteratura italiana contemporanea, tradotto in ventiquattro lingue straniere. Appena presa la parola, Pazzi si è immediatamente lanciato in un’animata descrizione del suo ultimo romanzo, Dopo primavera (2008). La vita del protagonista del libro, lo scrittore di successo Aldo Mercalli, cambia la sera in cui, rientrato a casa, trova ad attenderlo un uomo identico a se stesso. Pazzi durante il suo discorso è sembrato quasi identificarsi con il protagonista e molto spesso si è riferito a lui con il pronome io (ciò che induce a supporre un elemento autobiografico, quasi di confessione personale, nel romanzo). In Dopo primavera Pazzi riprende quindi il tema del sosia, tema ricorrente nelle letterature antiche e moderne, da Plauto a Molière, da Kleist a Stevenson e Dostojevskij, e lo interpreta alla sua maniera. Il sosia di Mercalli è la persona che avremmo potuto essere se avessimo fatto scelte di vita diverse e che può realizzare il desiderio irrealizzabile, che tutti abbiamo, di ripetere la nostra vita correggendone gli errori commessi, come in una copia; un desiderio che ci si presenta spesso davanti quando ormai abbiamo alle nostre spalle più tempo di quello che ci resta da vivere.
Pazzi ha poi anticipato brevemente l’argomento del romanzo a cui sta attualmente lavorando: esso, inquadrato da una cornice contemporanea, si svolge durante il periodo della dominazione longobarda in Italia, nel sesto secolo d.C., e mette in scena il conflitto tra cultura pagana e cultura cristiana in quella lontana epoca.
Anche solo da questi due romanzi si può desumere la caratteristica ispirazione di Pazzi, che attinge per le sue opere alla storia antica e moderna non meno che alla vita d’oggi e che contemporaneamente esplora gli spazi dell’immaginazione fantastica e dell’irrealtà visionaria.
Pazzi ha concluso il suo intervento dando voce al poeta che è in lui e recitando a memoria alcuni versi di una sua poesia (il suo primo libro fu infatti una raccolta di poesie presentata dal noto poeta Vittorio Sereni).

La natura del potere

Dopo Pazzi, è stata la volta di Luciano Canfora, introdotto da Emilio Manzotti. Ma se il professore di filologia greca e latina dell’Università di Bari può sembrare più pacato del romanziere nel presentare le sue opere e le sue idee, non lo sono state affatto le reazioni da lui suscitate nel pubblico in sala e negli ospiti presenti sul palco. Infatti nei suoi libri Canfora, riferendosi costantemente all’antichità classica, di cui è profondo conoscitore, affronta anche tematiche concernenti la storia e la politica moderna e contemporanea, assumendo spesso posizioni polemiche molto originali e discusse. È forse sufficiente leggere i titoli dei suoi ultimi saggi, Esportare la libertà. Il mito che ha fallito (2007) e La natura del potere (2008), per averne già un’idea. In entrambi i volumi Canfora, attraverso un’analisi acuta e spesso provocatoria, cerca di dimostrare che la politica internazionale si è sempre servita del richiamo all’ideale della libertà per mascherare obbiettivi di conquista e di potenza, mentre il potere, qualsiasi potere, non è altro che un dominio di pochi e, anche quando crea consenso, resta a tutti gli effetti dominio. Non basta: in La natura del potere Canfora lancia una provocazione ancor più clamorosa, suggerendo che la “tirannide” sia soprattutto una costruzione propagandistica politico-letteraria, ma che in sostanza il tiranno (ad esempio Stalin) ha anch’esso una base di consenso, spesso molto grande, nella società da lui dominata, esattamente come un governo democratico.
Nel corso del dibattito sono stati affrontati temi cruciali ed attuali come l’imperialismo, il cesarismo, il conflitto democrazia-dittatura nel mondo antico e in quello moderno e Canfora, con la sua consueta pacatezza, ha ogni volta espresso opinioni fortemente personali, spesso discutibili, ma sempre interessanti e stimolanti. Ad una domanda del Direttore Di Pretoro che, a proposito della “esportazione della libertà con la forza delle armi” (un “mito che ha fallito” secondo Canfora), gli ha chiesto perché nel suo libro egli non citi mai un grandioso esempio storico, ben riuscito, di tale esportazione, cioè la restaurazione o creazione della democrazia e della libertà da parte degli Alleati anglo-americani in Paesi come l’Italia, la Germania e il Giappone dopo la II Guerra Mondiale, Canfora ha risposto dicendo che ha in progetto di scrivere un libro fortemente smitizzante sull’argomento, per indagare i reali motivi che indussero gli Alleati ad impegnarsi nella guerra.

In conclusione del dibattito il Direttore Di Pretoro, dopo aver ringraziato tutti i presenti e il personale del Salone del libro, ha espresso l’auspicio che una manifestazione come quella del 25 aprile possa ripetersi nei prossimi anni e diventare una tradizionale vetrina di italianità nella cornice ginevrina.

Stefano Fogliada

http://www.politicamentecorretto.com/

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