"Leite derramado" di Chico Buarque

E' il 28 marzo 2009 e la giornata inizia bene.
Sveglia alle 9, colazione con succo d'arancia, caffè, pao de queijo, bolo e torradas. Dal tavolo imbandito la vista su tutta Rio de Janeiro: alla mia destra il Cristo Redentor e da lì verso sinistra la foresta di Tijuca, la "sella" rappresentata dalla favela di Roçinha che sale e cavalca la collina fino ad affacciarsi su São Conrado, i Dois Irmaos, le sabbie di Leblon e Ipanema che induriscono granitiche sulle rocce di Arpoador.

Dalla terrazza un leggero odore di mare, proprio sotto di me la Lagoa. Dritto davanti il quartiere di Alto Leblon, al quale avrei puntato più tardi, dopo una mattina presa con calma, reduce da una settimana di intenso lavoro a Sao Paulo, finalmente pronto con il fisico e la testa per la solita ed intensa partitella di calcio con Francisco Buarque de Hollanda e il suo Politheama.

Sul tavolo della colazione i quotidiani di Rio e São Paulo che, con mio stupore, in prima pagina, mostrano il volto del mito su citato in occasione della recentissima pubblicazione del suo nuovo libro, "Leite derramado", quarto romanzo dell'autore di "Budapeste" ed "Estorvo" che il mondo però conosce da anni grazie a due, cinque, venti, tra i tanti successi popolari nell'ambito musicale come "O que serà", "Essa moça tà diferente", "Vai passar" e "A banda".

Qui in Brasile gli eventi culturali sono sempre tanti. Se con la testa sei su due o tre cose, la quarta può sfuggirti di mano e puoi anche distrarti e restare impreparato, dimenticando anche che, da un momento all'altro, è in uscita il nuovo romanzo di una delle più importanti figure della cultura nazionale. Li ho letti tutti quei quotidiani. Divorate le prime pagine degli inserti culturali.

E dato che si parla di Chico, Chico Buarque, come si può non voler conoscere tutti i dettagli di un libro che ancora prima di essere già pubblicato, è già un vero e proprio evento? La prima cosa che mi viene in mente è preparare qualche domanda sul taccuino, mettere le pile al registratore, preparare il minidisc e cominciare a pensare come chiedere, a una persona che l'opinione pubblica di mezzo mondo considera straordinariamente importante, il tempo e la gentilezza di un'intervista.

Ma dopo avere letto su tutti gli articoli, le critiche e gli approfondimenti di conosciuti rappresentanti dell'intellettualità carioca e paulistana che Chico, in occasione dell'uscita di questo suo nuovo romanzo non avrebbe concesso interviste, mi sembra inutile, scortese, invadente, soprattutto per chi ha il privilegio di poterlo frequentare ogni tanto, chiedere qualcosa per la quale c'è una sola scontata risposta o un silenzio che creerebbe imbarazzo.

La stampa brasiliana dice che Chico non ha nulla da dire né da spiegare su questo suo nuovo lavoro letterario. Lo dice con un certo disappunto, quasi uno stizzoso inciso tra parentesi all'interno del quale si evince la notevole frustrazione di non poter dialogare con una delle pochissime unanimità nazionali di un certo peso.

Sono sicuro che più che il desiderio negato di poter scrivere un articolo su di lui intervistandolo e ripassando ai lettori le impressioni di una persona così autorevole e illuminata, parte di questa frustrazione è dovuta anche al fatto di non poterlo incontrare, di non poter guardare negli occhi (azzurrissimi) questo schivo, timido e un po' svogliato artista, punto di riferimento culturale e poetico del Brasile contemporaneo.

Buarque continua ad avere le sue idee personali sulla politica e sulla vita sociale, ma sembra volerle confinare, dar loro megafono e far rivelare il loro mistero soltanto dalle sue stesse creazioni, siano esse libri o brani musicali. Che a volte di misterioso, però, potrebbero non avere nulla riguardo a una possibile ipotesi interpretativa mediante cui scoprire che, oltre al loro significato più evidente, tra le righe non ci sarebbe poi tanto da leggere o da capire.


Di "Leite derramado" (Latte versato, ndr, Companhia das Letras, 200 pagine, 36 reali) vi dico che è la storia di Eulalio Montenegro d'Assumpçao, un uomo molto vecchio che, dal suo letto di ospedale, racconta alle infermiere, a sua figlia e a chi vorrà ascoltarlo, il percorso storico della sua famiglia, dagli antenati portoghesi, passando da un barone dell'Impero, attraverso un senatore della Prima Repubblica, al nipote, ragazzone in una Rio de Janeiro contemporanea.

E' una saga familiare, caratterizzata dalla decadenza sociale ed economica, che si snoda sullo sfondo della storia brasiliana di questi due ultimi secoli.

Personaggi del calibro di José Castello, uno dei più autorevoli critici letterari brasiliani, ha scritto che il romanzo è uno dei più importanti pubblicati in Brasile in questa prima decade del XXI secolo. Lo stesso critico si sbilancia a favore dell'autore dicendo che «Leite derramado non è soltanto un'incursione nel passato ma lo smantellamento di questo salone dei ricordi all'interno del quale quasi tutto è andato perduto».

Senza voler necessariamente fare della storia del suo paese un elemento determinante nella creazione letteraria dell'opera, Chico mette ancora una volta in luce un tema che ha trattato più volte nelle sue composizioni: la solitudine, che affiora copiosamente dalla memoria del protagonista. Ma la stessa condizione, come accennavo, questo voler descrivere i protagonisti delle sue storie nella loro fluttuante solitudine, è evidenziata anche nella canzone "O velho Francisco", scritta da Chico e incisa in un album del 1987 intitolato semplicemente "Francisco".


E molto probabilmente è stato proprio questo brano, che narra la storia di un ex schiavo ormai liberato, vecchio e stanco, che giace nel suo letto andando verso la fine dei suoi giorni, a "autoispirare" il nostro autore in questa storia in cui l'impotenza del nobile decaduto Eulalio di "Leite derramado" cammina parallelamente all'agonia e al delirio del vecchio Francisco, memore delle sue lotte, dei suoi servigi, delle sue conquiste da schiavo liberato.

Da oggi in poi, con l'arrivo di Eulalio nell'inventario buarquiano, la solitudine di Francisco, l'ex schiavo, diventerà certamente più dolce, e i due divideranno sofferenze e destino, grazie alla gloria offerta dal loro padre artistico di nome Chico.

Ma il repertorio dell'autore non è nuovo a questi exploit fuori dall'universo musicale, tanto che ultimamente è servito da ispirazione a dieci scrittori brasiliani e latinoamericani, i quali sono stati chiamati dal produttore di questo progetto, Rodrigo Teixeira, a realizzare un libro di racconti che sarà pubblicato a fine d'anno e che si ispirano appunto ad alcuni tra i più conosciuti brani di Buarque.

Quando l'idea fu sottoposta a Chico, sembra che l'autore lasciò tutta la libertà al gruppo di lavoro, chiedendo esplicitamente però di lasciar fuori da questa seleção il brano "O velho Francisco", forse perché già destinato a qualcosa di più grande e di più suo.

E' tra l'altro una delle prime volte, da quello che ho letto sui principali quotidiani brasiliani, che viene azzardato un paragone tra il nostro autore ed un altro mostro sacro della letteratura brasiliana, Machado de Assis (1839-1908), il quale trattava spesso e drammaticamente nei suoi romanzi di gelosia, sentimento che in "Leite derramado" prende possesso dell'animo del vecchio Eulalio, che racconta con grande inquietudine e appassionatamente i probabili tradimenti della sua Matilde.


L'idea di paragonare Chico Buarque a qualcuno, per quanto nobile possa essere stato il suo percorso artistico, non è esercizio particolarmente amato dai critici del suo paese. E si intuisce perché: la grandezza del giovane autore contemporaneo prescinde dalle sue eventuali influenze. Se esse vi sono o vi siano state, esulano dall'importanza dell'opera realizzata finora e che spazia dai testi per cinema e teatro fino ad esondare nell'ambito della musica popolare, terreno su cui Buarque gioca in casa contando su uno schema inimitabile e collaudato.

Fra la lettura dei quotidiani, con l'ansia, la voglia di conoscere tutto lo scenario del lancio del libro prima del nostro incontro, è già arrivato il momento di chiamare un taxi e partire. Preparo la borsa e lo raggiungo. Solito appuntamento, solito posto, stessa ora: mezzogiorno. Una quarantina di minuti in auto per arrivare al campo a Recreio, subito fuori città, salutare i soliti compagni di squadra, decidere una possibile tattica per battere la squadra di Chico e, dopo la rituale distribuzione delle maglie, buttarsi nell'agonismo della partita dimenticando libri e dischi, domande e interviste, pensando solo a triangoli e tiri in porta che per quanto precisi e costanti sono troppo spesso inutili: tanto vince sempre lui.

http://www.musibrasil.net/index.php

Commenti

Anonimo ha detto…
Ciao!Sai per caso dove potrei trovare questolibro in Italia?Opotresti suggerirmi un sito dove acquistarlo?
Grazie
Sianna ha detto…
Ci ho messo un pò a risponderti perchè volevo aiutarti, ma purtroppo non ho trovato quello che tu cercavi. mi dispiace, se so qualcosa ti avviso.

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