Volevamo uccidere Hitler

L'ipotesi che Adolf Hitler, l'uomo che forse ha più influenzato il ventesimo secolo, sarebbe potuto morire in un attentato ha affascinato storici e romanzieri.
È forte la tentazione di speculare sul numero di vite umane e sulle sofferenze che si sarebbero potute risparmiare e su quanto diversa sarebbe stata la storia tedesca ed europea se Hitler fosse stato raggiunto dalla pallottola o dalla bomba di un attentatore.

Pochi leader sono stati il bersaglio di così tanti attentati: gli storici tedeschi hanno identificato almeno venti complotti credibili. I più consistenti furono compiuti da ufficiali della Wehrmacht che seppero superare il vincolo morale del giuramento, la paralisi della tradizione prussiana di obbedienza al sovrano, e rischiarono la vita (spesso perdendola) per eliminare lo "spirito del male" e tenere viva la fiducia nei valori della civiltà. Hitler, uomo fortunato, sopravvisse. Quando si dichiarava certo della propria invulnerabilità, paradossalmente aveva ragione. La pistola che lo uccise, dopo tanti tentativi falliti, era impugnata dalla sua mano; il dito sul grilletto, nel bunker di Berlino, era il suo.

Rastenburg, 20 luglio 1944, Quartier generale di Hitler, detto la "Tana del lupo". Alle 12,42 la stanza delle riunioni viene squassata da una spaventosa deflagrazione. Una fiammata e una nera nube di fumo si alzano dalla baracca dove Hitler e i suoi ufficiali stavano partecipando alla quotidiana riunione dello Stato maggiore. L'attentatore, il colonnello Claus von Stauffenberg, si allontana rapidamente con la (falsa) certezza che il colpo sia riuscito e il Fueher eliminato. Non è così e l'Operazione Valchiria, il colpo di stato per neutralizzare i gerarchi nazisti, è destinato al fallimento. La vendetta di Hitler è feroce. Strauffenberg e i suoi pagano con la vita mentre muore l'ultima speranza di una Germania diversa.

"Volevamo uccidere Hitler", di Philipp von Boeselager, è il racconto dall'interno dell'Operazione Valchiria, la testimonianza di un giovane ufficiale di cavalleria membro attivo del gruppo di cospiratori. Von Boeselager apparteneva a una famiglia nobiliare cattolica, di tradizioni, di princìpi e di cultura. Combatteva in Russia, nel 1941, e, quando le prove della barbarie nazista divennero inequivocabili, ne fu disgustato e prese coscienza della sua inaccettabilità. Si convinse che la ribellione non sarebbe stata tradimento ma il solo modo per rendere servizio e mostrare fedeltà alla patria. Entrò così, come fosse un dovere morale, nel complotto di Tresckow e Stauffenberg, contribuendo all'Operazione Valchiria con il rischioso spostamento dal fronte dei suoi 1.200 cavalleggeri per appoggiare la presa di potere a Berlino.

L'azione fu vanificata dalla mancata uccisione di Hitler. Von Boeselager ebbe la fortuna di non essere catturato, sopravvisse alla guerra e, dopo il 1945, si trasferì in Francia, dove morì il 1° maggio 2008, ultimo testimone dell'Operazione Valchiria. Il suo racconto, così scarno ma ricco di onestà intellettuale, è una testimonianza preziosa dall'interno della congiura e una lezione morale ai giovani di oggi che forse non sanno o non capiscono. Disse von Stauffenberg prima di quel 20 luglio fatale: "E' ora che si faccia qualcosa. Ma chi agirà entrerà nella storia tedesca col marchio del traditore. Se invece rinuncerà ad agire, sarà un traditore davanti alla propria coscienza".

Philipp von Boeselager, "Volevamo uccidere Hitler", Mondadori, Milano 2009, pagg. 140, euro 18

http://www.ilsole24ore.com/

Commenti

Post popolari in questo blog

"La storia generale dei pirati", del Capitano Charles Johnson

'IL CANTICO DELLE CREATURE' ILLUSTRATO PER BAMBINI

'Schifoso traditore. Come riconoscere le tracce dell'infedeltà' di Alberto Caputo, Alessandro Calderoni, Silvia Jun, Paolo Baron