Ricette di legalità


Il capitolo sulla pasta con le sarde racconta la prima intimidazione telefonica,

risalente al lontano 1982, quando dall'altro lato della cornetta una voce rabbiosa intimava l'immediata consegna di 50 milioni di lire. La pasta con i broccoli sposta il calendario avanti di dieci anni e cita l'episodio del biglietto che dava «tre giorni di tempo per mettersi in regola».

Sotto il titolo "Linguine con i ricci di mare" è narrato il primo, terribile attentato a un cantiere, seguito alla "visita" in azienda di due mafiosi. E così fino all'escalation di un anno e mezzo fa, quando in quattro giorni si succedettero altrettanti episodi di danneggiamenti.
Andrea Vecchio, imprenditore catanese simbolo della ribellione al racket delle estorsioni, presidente dell'Ance Catania, racconta in un libro anni di minacce, telefonate anonime, violenze subite per il suo no, incondizionato e fermo, al pizzo. E sceglie la forma più "gustosa": alternando alla narrazione di ogni caso un consiglio culinario.

Naturalmente, per piatti tipici della tradizione siciliana. Il risultato è "Ricette di legalità" (editore Novantacento di Palermo), agile volume nato sull'onda delle riflessioni dopo gli attentati che alla fine del 2007 misero in ginocchio la sua azienda, la Cosedil. Un libro scritto, confessa l'autore, vincendo la sua stessa resistenza a prodursi in una attività, quella della scrittura, che vedeva lontana da sé. Lui, figlio di un contadino "convertito" all'edilizia. Lui, che come primo regalo da bambino ricevette un secchio da muratore. Lui, nato e cresciuto in mezzo ai cantieri. Lui, che a sua volta ha «educato i figli a pane e calce».

A dispetto della sua stessa iniziale diffidenza, Vecchio "sforna" non solo una testimonianza civile, ma pagine appassionanti e a tratti spassose. Un racconto di vita che «alla fine di un momento di ansia e di paura si conclude con una buona ricetta», scrive all'inizio del libro Antonello Montante, responsabile di Confindustria per i rapporti con le istituzioni e vicepresidente di Confindustria Sicilia. «Non ha cucinato solo broccoli, funghi o alici, lei ha fatto friggere in padella anche la mafia», si complimenta nell'introduzione lo scrittore Andrea Camilleri: proprio perché Vecchio «non ha mai chinato la testa, ha avuto sempre fiducia nella legge, non si è mai sottratto a questa sua regola di vita nemmeno dopo gli attentati e gli incendi che la sua impresa ha subito», ha potuto «mangiare con una certa soddisfazione le meravigliose pietanze che sa preparare», aggiunge il padre del commissario Montalbano.

Certo, dopo avere incontrato gli spavaldi "picciotti" di Cosa nostra venuti in cantiere a minacciare ritorsioni se non si fosse pagato subito, come a Comiso; dopo avere ricevuto minacciose richieste di «sistemare la cosa» o «scomparire», come a Bronte; dopo avere subito la distruzione degli automezzi dati a fuoco nottetempo, come nella sede dell'impresa a Santa Venerina; dopo simili episodi, come mettersi a tavola? Eppure, a vincere l'amarezza e lo sgomento è proprio il gusto dei piatti siciliani, dalla pasta con i "cavolicelli" ai maccheroni con il sugo del falsomagro, fino agli spaghetti alla norma. Che Vecchio non solo assapora, ma spiega come valorizzare.

Chef o scrittore, dopo una vita da imprenditore? «Non c'è più il tempo. Sono vicino ai 70 anni – dice Andrea sorridendo – anche se mi sento giovane nello spirito e magari altri 40 anni potrò viverli. Comunque, siccome ho preso gusto a mettere in ordine parole, mi sono rimesso a scrivere». In attesa di rileggerlo, conviene seguire i suoi consigli. A tavola e non.


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