Nucleare: se lo conosci lo eviti

Sembra un eco-thriller o horror tanto gettonati dagli studios hollywoodiani, invece si tratta di realtà, o meglio di realtà italiana. A più di vent’anni dal referendum che ha sancito la fine del nucleare (era il 1987) in Italia ritorna la minaccia. Berlusconi ha recentemente firmato un accordo con la Francia di Sarkosy, a breve si sceglieranno le località dove verranno costruite le centrali “evolute” di terza generazione. Ma perché invece di guardare al futuro gli voltiamo le spalle? Perché il mondo occidentale parla di energie rinnovabili e noi ci riaffacciamo sul nucleare? A dare le risposte a queste e ad altre domande sarà Marco Bersani, socio fondatore di A.T.T.A.C. Italia, e autore del libro Nucleare: se lo conosci lo eviti (edizioni Alegre).

Invece di andare avanti torniamo indietro di vent’anni.
“Non solo, ma con le stesse motivazioni di vent’anni fa. Si sono dette una serie di bugie. Il nucleare non può essere l’energia del futuro, ha più di cinquant’anni e copre circa il 16% della produzione elettrica mondiale. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica stima che il contributo scenderà fino al 13%, per un motivo: le centrali hanno una durata limitata di 25 anni. Dunque da qui al 2015 bisognerebbe aprire 60 impianti nuovi e 192 entro il 2025, non accadrà mai anche perché entro il 2035 l’uranio sarà esaurito”.

Allora perché l’Italia si è imbarcata in questo avventura?
“Bisogna rispondere a una serie di lobby industriali che hanno investito molto intermini di ricerca, ora è necessario ammortizzare i costi”.

Quanto costa costruire un impianto?
"Il nucleare è il modello produttivo più costoso. Per dare un quadro generale, si stanno costruendo tre reattori di terza generazione, i cosiddetti EPR, due in Francia e uno in Finlandia. In Francia è stata bloccata nei mesi di maggio e ottobre per la violazione di una serie di norme di sicurezza, doveva essere attivato nel 2009 invece si dovrà aspettare il 2011 e i costi da 3,2 miliardi di euro sono passati a 4,5. In Finlandia non solo si è accumulato un ritardo di quasi tre anni e superato un costo di 5 miliardi di euro, ma i due costruttori si stanno facendo guerra in tribunale”.

E poi c’è il problema delle scorie.
“Nessuno al mondo ha risolto questo problema. Per dare un’idea della situazione: 1 grammo di plutonio perde la sua radioattività in 250 mila anni”.

Il ministro Scaiola dice che con il nucleare si ridurrà l’inquinamento e gli italiani pagheranno meno la bolletta.
"Il nucleare serve a produrre energia elettrica quindi non vengono ridotte le emissioni causate dal petrolio, se è vero che gli impianti non emettono CO2 è altrettanto vero che un KW prodotto attraverso tutta la filiera nucleare corrisponde a un KW prodotto attraverso il gas. Non lo dico io ma il Massaciusset Tecnology Institute. Quanto alla bolletta, noi italiani stiamo continuando a pagare la voce “Oneri nucleari” dovuto al mancato guadagno dell’Enel dopo il referendum dell’’87. finché l’Enel era dello Stato si poteva pure capire, ma oggi stiamo pagando degli azionisti privati e non si capisce perché”

Perché siglare un accordo con la Francia?
"La Francia ci vende energia a basso costo perché è in uno stato di sovrapproduzione. L’energia nucleare non è modulabile, cioè una centrale non può essere spenta e riaccesa come una lampadina, deve produrre in continuazione, ecco che il paese di Sarkosy, nucleare per eccellenza, sovraproduce".

Di fronte a questo ritorno del nucleare i cittadini si faranno sentire.
“È legittimo parlare di nucleare anche a distanza di vent’anni, non è legittimo riportarlo sul territorio senza interpellare i cittadini".

Listino € 12,00
Editore Edizioni Alegre
Collana Eventi
Anno 2009
Pagine 128
Lingua Italiano

http://spettacoli.tiscali.it/

Commenti

Anonimo ha detto…
Io ti consiglio: “Tornare al nucleare?” Di Chicco Testa

Con il referendum del 1987 l'Italia ha deciso di chiudere le sue centrali nucleari. Ma oggi la battaglia per l'ambiente passa per una politica energetica che non escluda il nucleare, come fonte energetica a zero emissioni di idrocarburi e come unica vera alternativa alla dipendenza energetica delle importazioni di gas e petrolio. Il leader storico dell'ambientalismo italiano spiega perché e, nel farlo, ripercorre vent'anni di discussione pubblica italiana sulle politiche ambientali ed energetiche. Racconta le tappe della discussione fino all'arrivo della legge del 1987, e spiega quella che per lui non è un'abiura del verbo ambientalista, ma l'espressione della consapevolezza che la soluzione sia nelle tecnologie. Innanzitutto in quelle che ci possono consentire di usare l'energia in modo più efficiente, nelle fonti alternative, nel miglioramento dei consumi e dei combustibili nei trasporti, ma anche nell'uso dell'energia nucleare.
Carlo

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