Morgan: In parte Morgan

"Che peccato non avere entusiasmi così si finisce sempre per soffrire di più"
In parte Morgan, in parte Marco Castoldi. Eccolo, unico e doppio, a Torino, per presentare a centinaia di fan adoranti il suo libro, scritto insieme a Mauro Garofalo. Un dialogo durato quasi un anno e condensato da Eleuthera in 160 pagine fitte di pensieri e impressioni, illustrate con foto in bianco e nero, dove appare bambino, mentre già suona la tastiera, poi adulto con gli occhi segnati dal rimmel e i capelli lunghi, appena prima di fondare i Bluvertigo.

In In pArte Morgan racconta la sua visione del mondo: è un libro politico?
«Sono uno che dice le cose che pensa, non ho mai avuto nessun problema a dichiarare da che parte sto. La politica è un atto quotidiano, è nel comprare un prodotto, nel comunicare qualcosa, nell’usare un telefono oppure un altro: tutto è politica, ma solo se hai una coscienza politica puoi parlarne. Io sono consapevole, faccio delle scelte e me ne assumo la responsabilità».

Ad esempio, si è schierato a difesa di Prodi...
«Non ne potevo più di sentir dire che non andava bene, trovavo che la sua squadra di governo fosse interessante».

E quella attuale?
«Non mi esprimo, non ho tempo da perdere, non m’interessa. Sono stupidi, a me piace occuparmi di persone intelligenti. Non seguo la tv, non ho idea di come sia un telegiornale, non leggo quotidiani, non so cosa succede in giro. Quello che vedo mi dispiace troppo, e mi fa incazzare. Come posso avere fiducia nelle istituzioni se un ex cantante di pianobar diventa presidente del Consiglio?»

Ma vota alle elezioni?
«Certo».

«Non è un attacco personale: Baricco fa parte di una schiera di letterati che a me non piace. Non è Moccia, certo, ma nell’ansia di essere comprensibile a tutti perde quello slancio che uno del suo calibro è obbligato ad avere se scrive un libro. Perché la letteratura non è il trash della tv e della radio, si può volare alto e lasciar perdere quelle quattro copie smerciate negli scaffali degli autogrill. Lì i miei dischi non ci sono mai stati, eppure ne ho venduti tanti».

Ma lei, a suo modo, non porta la cultura musicale nella tv, che è il tempio del trash?
«Tutti vogliono conoscere cose nuove, ascoltare discussioni intelligenti, e invece la tv non ne dà: ha paura di perdere spettatori, per questo tende a livellare tutto verso il basso. Io invece penso che valga la pena puntare in alto: a qualcuno il messaggio arriverà, magari saranno quei ragazzini di 15, 16 anni che mi scrivono per ringraziarmi di avergli fatto scoprire Sergio Endrigo e Luigi Tenco con X Factor. E l’altra sera il picco di ascolti c’è stato per il mio duetto con Ivano Fossati, altro che Mike Bongiorno».

Si considera un intellettuale?
«Io sono uno normale, c’è chi di musica ne sa molto più di me, chi conosce più a fondo la letteratura e il cinema, chi il piano lo suona meglio. Perché questa gente non va in tv? Non sono combattivi, non sono narcisi, non annegano nella disperazione».

Disperazione?
«Bisogna non aver niente da perdere, tutti sono attaccati come un’ostrica alla vita. A me invece non interessa concludere nulla, sono qui e non ho nemmeno voglia di ammazzarmi, ma se domani finisse il mondo sono già a posto, ho detto ti amo e ti odio a chi volevo dirlo, ho cantato le canzoni che mi piacevano, ho letto i libri che avevo voglia di leggere e ora sono soddisfatto».

È quello che nel libro chiama pessimismo attivo?
«Non ho entusiasmo nei confronti dell’uomo, sfrutto la capacità che ho di vivere dentro di me, ma a volte vorrei essere rincoglionito come gli altri e non soffrire così».

Eppure, dopo la notizia del fidanzamento con l’ex-velina Maddalena Corvaglia, ha dichiarato di vivere un periodo bellissimo. Conferma?
«Confermo e confermo che sta finendo. Sono come Leopardi: non riesco a essere felice troppo a lungo».

Ora dovrei chiederle spiegazioni.
«Meglio di no, non ne darei».

Allora generalizziamo. Nel libro parla di desiderio e amore, spiegando che sono due cose diverse. Può riassumere?
«L’amore è: io ti voglio bene, tu puoi anche stare con altro, per me non cambia. Il desiderio, invece, implica un bisogno di avere. In casi rari, dare e avere vanno insieme, e allora il rapporto è una vera relazione. Questo, in termini linguistici, si traduce in espressioni diverse: se due dicono “scopare” esprimono l’unione di desiderio e sentimento, ma piuttosto che “fare l’amore”, tanto vale giocare a bridge. O dormire».

Quando esce il prossimo disco di Morgan?
«È un lavoro in tre parti. La prima, Italian Songbook, esce tra venti giorni, costa 9 euro e comprende mie versioni di canzoni italiani diventate famose all’estero in inglese. La seconda raccoglierà brani che potenzialmente sarebbero stati dei grandi successi, ma sono rimasti sconosciuti. La terza sarà composta da “falsi storici” composti da me come se fossero canzoni di altri».

E poi libri e, dopo la finale di X Factor, ancora tv, con Match Music, di cui è direttore artistico, e pure un tour. Questa iperattività nasconde qualcosa? Magari quel sentimento di cui racconta nel libro, dove dice che da piccolo si sentiva non voluto?
«Ancora adesso non mi vuole nessuno, sul palco ho qualcosa da dire ma giù dal palco sono una merda, e prima o poi tutti mi lasciano. Quello che so fare è raccontare storie. E bugie».

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