L'italiana che sfida Harry Potter

Magari quelli che non seguono i libri manco se ne sono accorti, ma chi ai libri sta dietro, anche solo da profano, la notizia l’ha letta incredulo:
tra il 2001 e il 2007, informa un’indagine della Doxa appena pubblicata, l’export di titoli italiani - firmati da autori italiani, cioè - per bambini e ragazzi è aumentato del 106,6 per cento, 1004 titoli in totale, una quantità notevolissima in sé (circa un terzo del numero complessivo di titoli venduti all’estero), ma sconcertante se si pensa alla costanza con cui per decenni gli autori italiani per bambini sono stati pochi e letti pochissimo (tranne i capolavori solitari alla Pinocchio, s’intende).

Gran bella novità, ma che è successo? Cos’hanno di speciale questi scrittori per essere riusciti a sfondare i confini? Abbiamo provato a chiederlo a Silvana Gandolfi, autrice di tanti successi avidamente letti dai teneri adolescenti delle medie inferiori. I suoi libri? «La scimmia nella biglia», «Pasta di drago», «La memoria dell’acqua», «Occhio al gatto», «La bambina in fondo al mare», tutti pubblicati da Salani, il colosso italico dell’editoria per teenager, che issa in cima al catalogo i romanzi di Harry Potter. E se abbiamo scelto la signora Gandolfi fra tanti colleghi, è proprio perché Arthur Levine Scholastic, l’editore americano di Harry Potter, ha da poco inserito nel suo catalogo l’ultimo romanzo della scrittrice, «Aldabra, la tartaruga che amava Shakespeare», e la traduzione e la vendita in territorio anglo-americano è il culmine della carriera d’uno scrittore per ragazzi (e non solo per ragazzi). «È difficile capire l’esplosione sociale del libro per ragazzi in Italia - medita la signora Gandolfi. - Anche se uno dei motivi è senz’altro la differenza fra i libri che si scrivono adesso e quelli di una volta». Cioè? «Be’, prevaleva il testo educativo, quello scritto per insegnare le virtù morali e civili, una noia mortale. Tutte quelle buone intenzioni bloccano la creatività». Tutti libri scritti sul modello di «Cuore»? «Prevalentemente. Che se poi qualcuno deviava dal modello - prenda Salgari per esempio, che non aveva intenti educativi- funzionava».

Salgari pescava nell’esotismo, una molla formidabile ai suoi tempi di avventure coloniali e scoperte geografiche. Ma venendo più vicino a noi, fino agli anni Settanta anche i libri liberi e felici dei maggiori autori inglesi per ragazzi, Roald Dahl, per esempio, adesso vendutissimo, in Italia non attaccavano. Eric Linder, il grande agente letterario italiano, si lamentava di avere lo studio tappezzato di copie di libri per ragazzi che erano best seller all’estero e che qui nessuno voleva. Eppure, a un certo punto - circa a metà degli Anni Ottanta - non solo quei libri cominciano a vendere, ma nascono autori analoghi in Italia. Qui c’è un mistero da scoprire, signora Gandolfi. Magari, se mi racconta gli sviluppi della sua carriera, lo scopriamo. «Io sono di origine triestina e russa, nata all’inizio della guerra. Abito a Roma. Nella vita ho fatto poca roba. Ho scritto romanzi rosa con due pseudonimi, ho tradotto, redatto oroscopi, scritto racconti per la radio, sceneggiati… Ho viaggiato. Sempre da sola o quasi. Dall’Indonesia, perché Ho amato molto l’Indonesia e il Sud-est asiatico, ci sono andata perché volevo vedere le isole di Conrad. Poi la California, perché ci vive mio figlio, e da lì giù vero il Messico, il Guatemala… Siccome sono un’adoratrice assoluta di Stevenson l’ho inseguito dappertutto: in Scozia, in California, alle Isole Marchesi, infine a Samoa, dov’è morto. E mi porto sempre un ciondolo che ha dentro i semi raccolti sulla sua tomba. Mi è anche venuta l’idea di fare la biografia di Stevenson per bambini, ha avuto una vita straordinaria. Ma chissà, dovrei fare un sacco di ricerche…».

Per le sue storie Silvana Gandolfi si ispira ai suoi viaggi (lo straordinario «Aldabra» è la storia di una nonna che per sfuggire alla morte diventa una tartaruga, di Aldabra, appunto, un’isola delle Seychelles sede protettissima e aperta solo agli scienziati di testuggini ancor più antiche e longeve di quelle delle Galapagos. La scrittrice ha potuto andarci con permessi speciali, traendone un’emozione intensissima). Signora Gandolfi, credo di avere trovato la spiegazione che cercavamo ascoltandola… «I bambini degli anni Ottanta erano i nostri figli, figli di chi aveva vent’anni negli anni Sessanta, di chi in quegli anni ha rifiutato le vecchie regole. Gli abbiamo dato libri diversi e alcuni di noi li hanno anche scritti, quei libri. E da lì s’è messa in moto la valanga…».

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