Eluana - La libertà e la vita

"Se dovesse accadere una cosa del genere a me dovrete intervenire, dovete farlo di corsa. Se non posso essere quella che sono adesso, preferisco essere lasciata morire".
Aveva vent'anni Eluana Englaro, si trovava di fronte al letto in cui giaceva un caro amico in coma quando disse queste parole ai genitori. Il 18 gennaio 1992 un incidente stradale precipitò Eluana nel buio di una condizione clinico-sanitaria disperata. La lotta dei genitori, a cominciare dal padre Beppino, per rispettare la volontà della figlia si è trasformata in un caso di grandissima risonanza nazionale, rivelando il vuoto normativo circa il trattamento di un paziente non più in grado di intendere e di volere, e le contraddizioni di una cultura impantanata fra una laicità mai veramente conquistata e il perpetrarsi di miti pseudoscientifici. In stato vegetativo dal 1994, Eluana si è spenta del tutto il 9 febbraio scorso. A ripercorrere l'intera vicenda è il libro Eluana - La libertà e la vita (edito da Rizzoli) scritto da Beppino Englaro con Elena Nave e parte del dibattito sul tema Indisponibilità della vita e diritto all'autodeterminazione, organizzato dall'associazione Articolo 2 e dalla libreria Piazza Repubblica di Cagliari. Agli incontri era presente l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale e "voce" di Eluana, con la quale abbiamo parlato.

Avvocato Alessio, il 18 marzo il disegno di legge sul testamento biologico approderà alle Camere. In quel testo cosa è rimasto della libertà all'autodeterminazione del paziente?
"Purtroppo niente. Con le ultime modifiche si sta per dare vita ad un mostro giuridico che ignora totalmente l'individuo. La figura del fiduciario che dovrebbe rappresentare la volontà del paziente incapace di intendere è svuotata di qualsiasi significato. L'ultima parola è del medico, a sua volta ingabbiato da una legge talmente costrittiva da apparire come un autentico abuso contro i cosiddetti Dat, le dichiarazioni di volontà messe per iscritto preventivamente dalla persona in cura. Addio consenso informato, addio libertà di chiedere la cessazione di terapie che prolungano una condizione medica disperata e priva di prospettive di miglioramento, come era il caso di Eluana".

Nel libro le decisioni prese da Beppino Englaro vengono descritte come "il più grande atto d'amore di un padre verso la figlia". In molti inorridirebbero nel leggere una frase del genere. Lei invece è d'accordo?
"Non ho dubbi, Beppino Englaro è una persona sensibile e coraggiosa, di grandissima levatura morale. Ho vissuto al suo fianco il dolore per la perdita di una figlia a cui si aggiungeva quello per le menzogne che gli venivano vomitate addosso, soprattutto da ambienti ecclesiastici capaci di influenzare le decisioni politiche e mediche. Il peggiore di tutti gli interventi in merito è stato quello del cardinale Javier Lozano Barragan, che non si è vergognato di dare dell'assassino a Englaro. Durante tutta la vicenda la Chiesa si è sempre rifiutata di dialogare, ha puntato sull'insulto e sul terrorismo mediatico. Per contro attorno a Beppino Englaro si è creato un team umano e giuridico improntato alla massima solidarietà. Sono orgogliosa di farne parte. Lui stesso ha definito le circostanze che ci hanno portato a collaborare come qualcosa di predestinato".

Intendete dare battaglia anche sull'applicazione della legge sul testamento biologico?
"Certamente, non potrebbe essere altrimenti. Solleveremo tutte le eccezioni di costituzionalità che quel testo contiene. Non sono poche. Cito tra tutti l'articolo 32 della legge fondamentale dello Stato italiano, che dà la possibilità al paziente, in determinate condizioni, di rifiutare trattamenti terapeutici secondo la propria coscienza. Lo Stato è laico, basta applicare la Costuzione":

E' anche lei, come Beppino Englaro, fra i 14 indagati con l'accusa di omicidio volontario di Eluana?
"No, e trovo quel capo d'accusa ridicolo, dato che Englaro non ha fatto altro che attuare un regolare decreto della Corte costituzionale italiana. Leggere il libro sulla storia di Eluana è il miglior modo di avere chiari tutti i dettagli di una faccenda che ci riguarda tutti, come persone e come cittadini. Compreso il tentativo della Chiesa di sovrapporsi all'autorità giudiziaria, il che ha portato ad un disegno di legge nato apposta per impedire l'attuazione di una sentenza della magistratura".
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