Lettera di Dacia Maraini al 59°Festival di Sanremo

La lettera di Dacia Maraini al 59° Festival della canzone italiana di Sanremo è stata letta da Piera degli Esposti, nata a Bologna nel1939, attrice italiana di teatro e cinema

Caro Festival, possiamo dirlo? stai mettendo i capelli bianchi eppure ogni anno ringiovanisci con i tuoi abiti eleganti, le tue luci sempre nuove, i tuoi fiori dai colori sfavillanti.

Come gli altri anni come questo 2009 ti accingi a cantare la gioia di vivere e noi ne siamo felici. Voleranno note splendenti, nasceranno nuove canzoni come tuorli appena usciti dalle uova. Già sappiamo che si parlerà d'amore in queste canzoni con l'entusiasmo, l'eccitazione di sempre, ma caro Festival debbo avvertirti di una cosa: forse nella furia dei tuoi grandiosi preparativi non te ne sei accorto, mi dispiace dovertelo dire ma, qualcuno ha sparato all'amore che nutriva le tue canzoni, che è morto, disastrosamente morto.

I più fanno finta di niente, si andrà avanti lo stesso, dicono, con un sosia, una finzione, una mascherata. Qualcun'altro ha subito protestato che in questo modo si trasforma l'amore in buonismo, buonismo dirai tu ma che cosa è. E' una parola molto diffusa il cui significato sfugge ai più, ma tutti possono capire che si tratta di una caricatura della vecchia e scostumata parola bontà, ormai del tutto screditata.

Sembra che al posto di buonismo qualcuno usi additrittura la parola cattivismo che non ha niente che a vedere con il dire bugie, o imbrogliare gli altri o copiare il compito come si diceva una volta a scuola. Pare sia la parola giusta per assecondare chi vuole spingere con le due mani uno straniero, clandestino, approdato, senza permesso, sulle nostre coste, dopo un lungo viaggio di mare e non dispone nè di soldi nè di documenti nè di una pelle bianca.

Ora io mi chiedo: le tue canzoni saranno buoniste o cattiviste e se invece saranno semplicemente buone come le chiameranno.
Mi permetto di dirti sottovoce, sperando che altri non ascoltino, caro Festival che non tutti sono d'accordo con questa mania degli ismi e, cosa pericolosa, continuano di nascosto a usare le tue parole incriminate: buono e cattivo: per cui addirittura insinuano che la bontà non sia altro che una bella carica di immaginazione, pensa riuscire a immaginare il dolore altrui e non è il principio della generosità sociale? sembra una cosa semplice, ma pare sia quasi impossibile per chi pratica il buonismo di massa.
Persino per coloro che si dichiarano orgogliosamente cattivi però l'immaginazione è interdetta. Non solo non riescono a concepire il dolore altrui, ma neanche quello di una semplice canzone d'amore che si vergogna di se stessa.


Dacia Maraini

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