La bambina dei fiori di carta


La bambina dei fiori di carta
SARAH MAESTRI

Aliberti editore, collana Clio,
pagg.144
15 euro


I fiori di carta Sarah ha imparato a farli nel reparto oncoematologico di pediatria dell'ospedale San Matteo di Pavia. Aveva solo tre anni quando le diagnosticarono una grave malattia emolitica. Da quel momento trascorre gran parte della sua infanzia in corsia dove, pur toccando con mano il dolore, di quei giorni vissuti fra i camici bianchi, in balia di esami, terapie sempre nuove e prognosi mutevoli, Sarah custodisce solo ricordi felici. La malattia, vista attraverso gli occhi di una bambina, si tinge di poetica leggerezza, perde la sua connotazione drammatica per trasformarsi in un gioco. In queste pagine non c'è traccia di sofferenza, il dolore che costella il passato della protagonista, e che torna prepotente nel suo presente, le insegna ad apprezzare ancora di più il "dono" che le è stato fatto, la vita. I ricordi dei giorni in ospedale si intrecciano con i pensieri di Sarah adulta, che sin da piccola coltivava il sogno di diventare attrice. II flusso emotivo, che è la cifra stilistica del romanzo, esplora difficoltà e sfide che questa ragazza si trova ad affrontare sia sul piano esistenziale, sia professionale. Gli anni travagliati della gavetta, un lungo percorso scandito da anni di studio, da un'infinità di provini e viaggi continui, oscillano fra successi professionali e umane delusioni. L'iniziazione di Sarah all'amore si snoda attraverso riflessioni profonde sul significato dell'amicizia, sugli affetti familiari e le sconfitte private collezionate.

Il 14 febbraio presenterai il tuo primo romanzo “La bambina dei fiori di carta”.

E’ un’autobiografia?

Quella bambina sono io, semplicemente questo. Una ragazza come tante che aveva un sogno da realizzare, quello di essere attrice. Una vita piena di emozioni e delusioni. Una vita come altre, che nonostante i lustrini e le paillettes e i riflettori sempre accesi, nasconde delusioni d’amore, paure e sconfitte. E anche la malattia. Sì perché, ahimé, la popolarità non ti rende immune neanche da questo.

Perché hai scelto di scrivere questo libro? Com’è nato?

Era il 22 luglio del 2008, per caso, a una conferenza stampa, incontrai i medici del sorriso, è stato un improvviso tuffo nel passato. Tornata a casa mi sono messa al computer e ho iniziato a scrivere, non riuscivo a smettere, come un fiume in piena ho raccontato tutto ciò, persino cose che neppure io conoscevo. Spesso, dentro di noi, regna un caos che non comprendiamo, nascondiamo le nostre paure e i nostri bisogni, non siamo molto abituati ad ascoltarci troppo presi dalla frenesia di una vita perennemente di corsa.

Paura e amore: due parole che ricorrono spesso nel tuo libro,

cosa significano per te?

L’amore è l’elemento fondamentale della mia vita, tutto ciò che ho fatto è stato vissuto con amore; ciascun mio gesto, per quanto piccolo, è pieno d’amore; amo il mio lavoro, amo ogni singolo istante della mia vita. Però vivo anche nella paura, ho paura del buio, dei ladri, e del tempo….questo tempo contro cui ogni giorno lotto, corre troppo in fretta per i miei gusti….non ti fa assaporare l’attesa e ti porta sempre a ciò che io odio di più, la fine.

Se ti dico Sally, a cosa pensi?

Penso alla mia vita, Vasco l’ha narrata pari pari, senza nemmeno saperlo. È per questo che l’ho scelta come “colonna sonora” del mio libro, leggendolo troverai le strofe che mi hanno accompagnato per mano in questa mia nuova avventura.

Una vita lontana dal gossip, perché hai scelto di metterti a nudo?

Quando ho scritto, non avevo minimamente idea che dai miei pensieri potesse nascere un libro. Poi, un giorno per caso, ne parlo con un amico, gli racconto di questa mia improvvisa dipendenza dalla scrittura, di questo viaggio che stavo compiendo. Dopo qualche giorno lui mi mette in contatto con la casa editrice. “Assolutamente NO”, fu la prima risposta. Poi ho pensato che potesse avere un senso raccontare la sfida che avevo vinto. Io ho sempre dovuto lottare per poter vivere. Crescendo in un reparto di oncoematologia pediatrica sei più a contatto con la morte. Io ho vinto, ed è giusto che il mio racconto possa dare la forza a chi ci sta ancora lottando.

Quest’anno ti abbiamo vista protagonista in molti settori ma non al cinema,

stai pensando di cambiare lavoro?

In effetti mi sono cimentata in diversi settori, lo scorso settembre in radio con il mio programma “Non voglio mica la luna” su Radio2 , un’esperienza meravigliosa che conto di ripetere al più presto. Il poter parlare liberamente ogni sera, con tante persone, di svariati argomenti è fantastico. Dopo il successo al botteghino con “Notte prima degli esami” e il sequel, ho iniziato a soffrire di solitudine, mi sembrava che nessuno mi vedesse più, anche le mie amiche quelle di sempre, non mi chiedevano ‘come stai?’, davano per scontato che se ero sui giornali, ero per forza e senza alcun dubbio felice. È per questo che ho voluto allontanarmi per un po’ dal caos. Volevo guardarmi dentro, facendo un percorso che mi mostrasse come persona. Sono tornata alle origini, il teatro, con “Gli angeli di Auschwitz” e “Perversioni sessuali a Chicago”, e ho scritto anche questo mio primo libro.

Ma hai anche fatto qualcosa di nuovo per te, la musica.

In un certo senso sì. Ho duettato con Daniele Stefani nel suo pezzo “Niente di speciale”, è stata un’iniziativa benefica dove tutta la raccolta fondi veniva destinata all’ENS (ENTE NAZIONALE SORDI); ma non solo sul palco, c’erano ragazze sorde che cantavano perfettamente a tempo di musica assieme a noi, nella loro lingua, quella dei segni. È stata un’esperienza fantastica, ho conosciuto un nuovo mondo, ed è per questo che anche alle presentazioni del libro sarà garantito il servizio di interpretariato nella lingua dei segni italiana (Lis).
http://www.tgcom.mediaset.it/

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