La signora dell'arte della morte

La signora dell'arte della morte
di Ariana Franklin
Traduttore: Pasetti M. C.
Editore: Piemme
Genere: letteratura straniera
Euro 18,90 / pag 427



Pasqua 1170. Il grido di un bambino lacera la notte nella contea di Cambridge. Una richiesta di aiuto che ancora vibra di speranza, ma il luogo è troppo isolato e la giovane voce troppo flebile per essere udita da orecchio umano. A un anno di distanza, il convento della città vende già le reliquie del piccolo Peter e chiede che sia fatto santo. Pare che il corpo, affiorato dal fiume, portasse addosso i segni della crocifissione. Nel frattempo, altri tre bambini mancano all'appello: in tutti i casi, sul luogo della scomparsa qualcuno ha lasciato una stella a cinque punte fatta di rametti intrecciati, come una stella di Davide incompleta. La furia popolare si scaglia allora contro la comunità ebraica, costretta a rifugiarsi nel castello del re. I tre cadaveri vengono ritrovati lo stesso giorno in cui giunge, dal Regno di Sicilia, una insolita delegazione incaricata di far luce sui delitti: un ebreo come agente segreto, un Moro eunuco come guardia del corpo e una giovane donna come "medico legale". Adelia, formatasi alla prestigiosa università di Salerno, è esperta nell'arte della morte, ossia lo studio dell'anatomia e la pratica della dissezione. Sarà lei a dare voce a quei corpi che non possono più parlare, svelando la verità che si cela dietro alle loro orrende mulilazioni. Ma non sarà facile affrontare i pregiudizi di quell'ambiente superstizioso, che vorrebbe tacciarla di stregoneria, e fare accettare una realtà più atroce di ogni immaginazione


Bello, originale e non scontato (anche se un'ideuzza su chi sia il colpevole ad un certo punto rischia di venire).
Buona la parte storica, talmente accurata che ti costringe quasi ad andare a riguardare nomi e periodi per riuscire a cogliere tutti i riferimenti. Ben descritta anche la parte sociale, soprattutto grazie all'occhio evoluto della protagonista, cresciuta in quella terra di saggi evoluti che sembra essere l'Italia a quel tempo (il che, detto da un'autrice inglese, è più che un complimento).
Buono il finale, che non porta completamente la pace nella cittadina di Cambridge dove tutto si svolge, ma rende perfettamente l'idea di come dovevano andare le cose a quei tempi, soprattutto visti i personaggi coinvolti.

Non ci resta che aspettare che la seconda avventura di Vesuvia Adelia Rachel Ortese Aguilar e del suo eterogeneo gruppo di compagni arrivi sui nostri scaffali.

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