Fatherland

Fatherland
Autore Harris Robert
Prezzo € 16,53
Dati 1992, 370 p.
Traduttore Rambelli R.
Editore Mondadori (collana Omnibus)

Ho letto questo libro qlc annetto fa, è un fantathriller di Robert Harris. La trama del libro si sviluppa intorno ad un ribaltamento storico: Hitler vinse la II guerra mondiale. E’ ambientato nel 1964 dove Berlino è la capitale di un grande impero e proprio Hitler ne è a capo. La parte fantasy è questa e la parte thriller nasce dall’uccisione di un gerarca nazista. La risoluzione del caso è affidata a Xavier March che è il protagonista di quest’avventura mozzafiato. Mi piacque molto e fu un vero caso quando fu pubblicato nel ’92.


La recensione de L'Indice


recensione di Cases, C., L'Indice 1992, n.10

In base all'ipotesi che la seconda guerra mondiale sia stata vinta dai tedeschi e dai giapponesi (ipotesi assai vicina alla realtà economica del dopoguerra) sono già stati scritti molti libri tra cui un classico della fs, "La svastica sul sole" ("The Man in the High Castle)" di Philip K. Dick. Ma quello era un libro del 1962 e la sua era una libera invenzione. Dopo il crollo del muro l'invenzione corrisponde invece a una finzione ben precisa. I romanzi di spionaggio sono in crisi perchè lo spionaggio non ha più ragion d'essere quando non c'è più l'Impero del male ma solo l'Impero del bene, che non serve a nulla per spiegare come mai il mondo è dominato dal male. Di qui la necessità di prolungare nella fantasia l'esistenza dei poteri totalitari. È troppo presto per inventare una seconda vita di Stalin ma Harris ha immaginato il trionfo del nazismo e le celebrazioni per il settantacinquesimo compleanno di Hitler nel 1964. A parte questo, tutto funziona come se ci fosse ancora il vecchio Impero sovietico, ribattezzato in nazista. Del resto, nonostante la vittoria nazista, nel libro la resistenza sovietica continua da qualche parte nell'estremo oriente.
Come in "1984" o nel "Mondo nuovo" di Huxley l'eroe è un integrato che grazie alla sua intelligenza e alla sua tenacia riesce a capire o almeno a intuire la verità, quindi si ribella ma naturalmente viene sconfitto. Sempre secondo la ricetta, è aiutato da una donna che qui è addirittura una giornalista americana poichè si sta preparando la distensione nazi-americana (era ora!) ed il presidente statunitense Joseph Kennedy sta per arrivare a Berlino in visita ufficiale.
Xavier March (il nome è già più anglosassone che tedesco) è un investigatore della squadra omicidi della Kriminalpolizei di Berlino che si imbatte in alcuni cadaveri eccellenti di alti papaveri nazisti del tempo di guerra. Costoro vengono eliminati d'ufficio perchè in atmosfera di distensione si vuole mettere del tutto a tacere lo sterminio degli ebrei. March si chiede come mai proprio questi tre eroi del Partito siano stati soppressi ad onta delle loro passate benemerenze, e così dalla routine dell'ispettore Derrick o Kress si vede proiettato nell'alta politica. Con qualche aiuto dell'americana scopre che i tre erano gli unici superstiti degli undici partecipanti al famoso convegno del Wannsee in cui si era decisa la "soluzione finale" della questione ebraica. Sentendosi minacciati, i tre avevano depositato i protocolli del convegno e altri documenti in una banca svizzera dove tenevano anche le opere d'arte rapinate durante la guerra, tra cui primeggia la "Dama con l'ermellino" di Leonardo (e viene il sospetto che questo sia un omaggio dell'autore al prototipo dei micidiali malloppi spionistici e cioè "Gorky Park", in cui svolge un grande ruolo il contrabbando di ermellini, veri e non dipinti). Alla fine in un crescendo di inseguimenti il fedifrago March, che ha fatto un salto in Svizzera per avere le prove verrà raggiunto e si suiciderà per sottrarsi alla cattura mentre la giornalista, che nel frattempo sempre secondo la ricetta è diventata la sua amante torna in libertà con i documenti dell'olocausto di cui il mondo libero avrà così contezza. Ma come andrà a finire la faccenda della distensione? Avrà luogo lo stesso o la pubblicità dell'olocausto la renderà impossibile? L'autore ci lascia nel dubbio.
Come volevasi dimostrare, il genere sopravvive alla "fine del socialismo" mantenendo intatti i suoi caratteri essenziali, con gioia dei critici strutturali che possono verificare l'invarianza degli schemi nonostante i rivolgimenti mondiali. Il mondo perisce, i bestseller restano. Le intenzioni di questo sono certo buone.
La supposta sopravvivenza del nazismo al di là dei termini reali permette di trattare un passato notissimo anche se rimosso come una riesumazione dovuta all'ingegno di un detective. E in questo mondo che crede solo alle simulazioni trasformare la verità in simulazione può forse giovarle. Harris cita una frase di una SS riportata da Primo Levi per cui i nazisti avrebbero comunque vinto la guerra contro gli ebrei perchè nessuno avrebbe creduto all'enormità dei loro delitti. È ciò che ora effettivamente avviene grazie a malfattori come Robert Faurisson & Co. Supponendo che abbiano vinto, il romanzo li smaschera. Ma fino a che punto? Per convincersene bisogna leggere l'appendice, dove si certifica la realtà di molti documenti citati. E chi legge le appendici dei romanzi?

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